«NOBODY'S DAUGHTER - Hole» la recensione di Rockol

Hole - NOBODY'S DAUGHTER - la recensione

Recensione del 23 apr 2010 a cura di Rossella Romano

La recensione

C'era una volta una bambina, nata a San Francisco nel 1964, bella, bionda e dolce. Mamma Linda e papà Hank sono due hippies senza fissa dimora: forse non sono ancora pronti ad avere una figlia data la giovane età, l'inesperienza e la dipendenza da droghe, che spinge Hank a far provare alla nostra protagonista, all'età di quattro anni, il suo primo cartone di LSD. Un bel giorno, Hank e Linda si separano: la nostra eroina cresce da sola con la madre ed è lo sbando totale. Comincia così la storia di Courtney Love, ribelle regina del rock, mille volte caduta e altre mille rialzatasi, rinascendo sempre dalle proprie ceneri. La nostra dolce Courtney diventa adolescente e perde la sua innocenza di bambina: a tredici anni fa la groupie, entra ed esce dal riformatorio, e a quindici anni, per fuggire di casa, comincia ad esibirsi in alcuni locali di lap dance. Ma Courtney desidera qualcosa di più di una vita da stripper e comincia a viaggiare: Giappone, Irlanda e Australia. Forma i suoi primi gruppi rock al femminile e nel 1989 arrivano le Hole, band in cui la ritroviamo ancora oggi. Nel 1990 avviene il miracolo: la "bad girl" incontra il suo principe azzurro, l'uomo che la salverà dal baratro in cui Courtney era piombata: é Kurt Cobain, leader dei Nirvana, con il quale si sposa e nel 1992 ha una figlia, Frances Bean. Ma le storie che cominciano bene non hanno quasi mai un lieto fine, e Courtney lo sa da quando è nata: Cobain muore suicida nel 1994, lasciandola di nuovo sola e allo sbando. Dopo innumerevoli peripezie, arriviamo ad oggi. Anni di attesa, rehab, liti e rinvii, ma finalmente eccolo qui: "Nobody's Daughter", sesto album in studio delle Hole. Non c'è più nessuno della formazione originale, il vecchio è stato sostituito con il nuovo, tranne l'energia e il sapore rock che da sempre li ha caratterizzati sin dagli esordi. Memori di "Live through this" del 1994 e di "Celebrity skin" del 1998, non si sapeva cosa aspettarsi da Courtney, al lavoro su questo sesto album dal 2005. Ebbene, c'è da dire che si rimane davvero stupiti: melodie ben costruite, ballads alternate a pezzi estremamente ritmici e testi da pelle d'oca, nei quali fa capolino lo "zampino" di Billy Corgan degli Smashing Pumpkins. Il disco si apre con il brano omonimo dell'album, davvero intenso, in cui Courtney canta il suo dolore per essersi sempre sentita una "figlia di nessuno", sensazione che si porta ancora addosso. Chitarre a pioggia in "Skinny little bitch", primo singolo estratto, in cui esplode la rabbia verso una "puttanella scheletrica", a cui molti danno il volto di Lily Allen. Si prosegue poi a ritmo velocissimo con "Pacific coast highway", per lasciarsi alle spalle tutto il vuoto di un'esistenza passata sul fil del rasoio, e "Samantha", in cui Courtney canta "people like you fuck people like me" e non servono traduzioni. Stuggenti le parole e le melodie di "Someone else’s bed" e di "For once in your life", in cui traspaiono le riflessioni su un amore passato e sulla voglia di ritornanre a vivere, percorrendo la strada con qualcuno di importante al proprio fianco. Arriva poi la preghiera di Courtney a Dio, "Letter to God", con la supplica di una risposta alle tante domande ed una spiegazione ai tanti dolori da cui siamo afflitti. Il disco si conclude con "How dirty girls get clean", segno che anche le ragazzacce mettono la testa a posto prima o poi, e "Never go hungry", gran pezzo di chiusura e ottimo proposito per il futuro. La nostra storia, per ora, si conclude così: Courtney, diventata ormai adulta, dopo aver passato mille metamorfosi e aver vissuto mille vite, è tornata alla ribalta con un disco che farà davvero parlare molto di sè, non per gli eccessi o per le stravaganze della nostra protagonista, ma per le canzoni e per l'intensità con cui sono state scritte. Cara Courtney, che questo possa essere l'inizio della vita che tanto sognavi da bambina....
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