«DIAMOCI DEL TU...!!! - Orchestra Maniscalchi» la recensione di Rockol

Orchestra Maniscalchi - DIAMOCI DEL TU...!!! - la recensione

Recensione del 02 feb 2010 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Qualche disco di cui vado ancora abbastanza orgoglioso l’ho ideato, in vita mia. A parte l’extended play di Rocky Schiavone and The Gangsters (1980), in cui era contenuta una rilettura ska di “Caravanpetrol” di Renato Carosone - dieci anni prima di quella dei Casino Royale, ci tengo a farlo notare; a parte il rimpianto “Italian graffiati” di Ivan Cattaneo (1981), e a parte quel “Natale con i tuoi...” (1983) che ancora oggi rappresenta un unicum nella produzione discografica italiana, ci sono quei quattro o cinque lavori recenti che, a dispetto degli zero soldi spesi per realizzarli, non mi fanno vergognare di averci messo il nome sopra, anzi: “Sinceramente non tuo” degli equiVoci (2003); il tributo a Nico degli icoN (“Striptease”, 2004); “BandaBattisti”, con le canzoni più popolari del repertorio battistimogoliano suonate dalla Banda Municipale Alfonso Raineri (2006); “Eno/logie”, con le canzoni di Brian Eno rivisitate dall’ensemble Popoli-Dal Pane e “Ferragosto ‘68” di Porfirio Rubirosa (2008). Roba, questa recente, proprio di nicchia, di tendenza, o così popolare - è il caso della banda municipale - da diventare elitaria.
A che serve, oltre che a farmi bello con voi, questo prologo? Sostanzialmente a spiegarvi perché trovo in Giorgio Bozzo un ‘kindred spirit’, uno spirito affine: a parte il fatto che, me ne rendo conto adesso, sia lui sia io preferiamo lavorare su repertori di canzoni già esistenti, mi pare di vedere nelle sue produzioni quel gusto per l’estetica kitsch (il camp?) che da sempre mi incuriosisce e mi rende ammirato.
Giorgio Bozzo, per chi non lo conosce, oltre ad essere il produttore del disco di cui fra un po’ comincerò a dire, ha una bella storia professionale: ha dieci anni secchi meno di me (è del 1963), ha fatto il discografico, il giornalista (sulla carta, per la radio e per la tv), l’autore televisivo, ed è il titolare della P-Nuts, casa di produzione che, discograficamente, ha in catalogo solo dischi che mi piacciono: “Da viva vol. 1” di Platinette, i due dischi di cover di Gennaro Cosmo Parlato (“Che cosa c’è di strano” e “Remainders”), e, negli ultimi due anni, l’album delle Sorelle Marinetti (“Non ce ne importa niente”) e i due album dell’Orchestra Maniscalchi (“Blem blem fiu fiu dum dum” e questo “Diamoci del tu...”).
Quel che è interessante è, peraltro, che Bozzo non è solo il produttore del dischi, ma è anche il creatore - proprio in senso stretto - degli artisti che li hanno registrati. Quello della Sorelle Marinetti, ad esempio, è un progetto meraviglioso, in cui il gusto per il repertorio delle canzonette italiane del Novecento (del Novecento fra le due guerre) si sublima nell’averne affidato l’esecuzione a un trio maschile en travesti che, però, unisce l’autoironia divertente a una tecnica vocale impeccabile. Poi, certo, conta anche la confezione, contano la grafica postfuturista/littoria, contano i costumi; conta, in sintesi, il pensiero che tiene insieme tutto il progetto, che cammina costantemente, in periglioso equilibrio, sulla linea di discrimine fra il sublime e il cazzaro.
Un filo meno rischioso da questo punto di vista, in effetti, è il progetto Orchestra Maniscalchi: una jazz band da sala da ballo (tre sax, due trombe, un trombone e un quartetto ritmico con pianoforte, chitarra, basso e batteria) che, diretta dal maestro Christian Schmitz, propone un repertorio tutto italiano di musica leggera e jazz degli anni Trenta e Quaranta. La Maniscalchi, come Pallade Atena che nacque già armata di tutto punto dal cervello di Zeus, è nata sì dal cervello di Bozzo, ma quando è nata non era armata di tutto punto. Le mancava (e lo testimonia il disco di debutto, “Blem blem fiu fiu dum dum”, molto piacevole ma ancora imperfetto), un cantante all’altezza - e data la qualità dei musicisti, quell’altezza è piuttosto impegnativa. Be’, Bozzo e Schmitz il cantante l’hanno trovato. Si chiama Gianluca De Martini: un genovese nel cui pur ottimo curriculum c’è anche una partecipazione a “Amici di Maria De Filippi” (2003-2004), che gli perdoniamo solo in grazia del pentimento dimostrato dall’ingresso nella Maniscalchi, e dell’abbandono delle tutine e delle canottiere defilippiche per lo smoking formale.
In “Diamoci del tu...”, che raccoglie canzoni e melodie in buona parte poco note, e recuperate con un paziente lavoro di ricerca nel repertorio di spartiti e vecchie registrazioni, c’è un episodio che la dice lunghissima sulle doti vocali di De Martini: ascoltando il disco per la prima volta, ne sono rimasto stupefatto. E non è solo merito della qualità intrinseca del brano (che proviene dal repertorio di un grandissimo, Rodolfo De Angelis, quello di “Ma cos’è questa crisi?”, di “La canzone dei picchiatelli”, di “Sanzionami questo!”, di “Le presento e raccomando”: andate a cercare qualcosa di suo, canzoni di settant’anni fa più moderne di tanta roba che ascoltiamo oggi), e non è solo merito dell’impeccabile esecuzione strumentale dell’Orchestra, ma è anche - in questo caso soprattutto - merito di un’interpretazione vocale pazzesca, che al tempo stesso cita con rispetto quella di De Angelis (http://www.youtube.com/watch?v=Dd7lCJwhf_k&NR=1) e la ripropone in chiave assolutamente contemporanea. Se le radio, le solite radio del Music Control, si accorgessero di “La donna bella non mi va” nella versione dell’Orchestra Maniscalchi, questa canzone diventerebbe un successo, ci scommetto la mia collana integrale di cinquanta 33 giri in vinile “Fonografo Italiano”.
E vabbé. Consapevole di aver fatto fin troppo trasparire il mio entusiasmo per un disco completamente eccentrico rispetto alla produzione attuale (sarà per questo motivo, ci chiediamo, che sta anche vendendo, proprio in formato Cd? sarà che la gente che ancora è disposta a cacciare denaro per acquistare Cd lo caccia per dischi originali, e intelligenti, e non per le puttanate che infestano gli autogrill?), chiudo invitandovi almeno all’assaggio di qualche esempio sonoro dell’Orchestra Maniscalchi (lo trovate sul Myspace), e pregandovi, se avete tempo, già che ci siete di andare ad ascoltare su Youtube anche qualcosa della Pasadena Roof Orchestra (un’altra delle mie fissazioni).
A Giorgio Bozzo rinnovo qui, oltre ai sensi della mia stima, anche la proposta di fare qualcosa in collaborazione, prima che sia (per me) troppo tardi: ho ancora nel cassetto quel “Trashomon” che, prima di ritirarmi, vorrei proprio veder realizzato.

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