«RATED R - Rihanna» la recensione di Rockol

Rihanna - RATED R - la recensione

Recensione del 21 nov 2009

La recensione

Ci sono dischi che è difficile valutare con serenità. “Rated R” è uno di questi: la nota storiaccia di violenza subita da Rihanna alla vigilia della sua partecipazione ai Grammy qualche mese fa, le foto, le rivelazioni, hanno spostato l’attenzione verso un'altra dimensione di questa cantante.
Viene da chiedersi se c’era davvero il bisogno di usare questa storiaccia per fare promozione a “Rated R”, quarto, attesissimo disco della cantante originaria delle Barbados: l’intervista rilasciata qualche giorno fa, in cui la cantante raccontava la sua versione dei fatti, è sembrata davvero un’uscita di cattivo gusto. Per carità, così funziona oggi: il rapporto con i media, sfruttarli a proprio favore, è parte integrante del lavoro dell'artista. Ma il cattivo gusto rimane tale.
E, no, non ce n’era bisogno. Perché “Good girl gone bad” è stato un successo milionario, perché qualcuno si è spinto a definire “Umbrella” canzone del decennio (beh, insomma...). Perché la musica di Rihanna vive di luce propria, e “Rated R” ne è la conferma: un disco di pop praticamente perfetto, per chi ama il genere.
Le cronache, le foto, la copertina, dicono che questo album dovrebbe mostrare un’anima più dark della cantante. Sarà. Sta di fatto che il primo singolo “Russian roulette” non è certo il pop scanzonato di “Umbrella”, e sta di fatto che spesso nel disco si abbassano i ritmi, quasi a voler mettere in scena una Rihanna più adulta.
Il fatto è che “Rated R” funziona grazie al team che Rihanna ha attorno - The-Dream su tutti, - e al suono, perfetto equilibrio tra pop melodico e hip-hop/black contemporanea (“Mad house”), ammiccando anche al rock ( “Rockstar 101”, “Fire bomb”). Insomma, non si sfocia mai nel suono sincopato e cervellotico alla Timbaland, ma si tiene sempre un occhio alla melodia, senza inseguire una presunta contemporaneità che diventa inascoltabile (almeno alle orecchie di noi europei).
Poi, certo, è fastidioso sentire Rihanna cantare “Non ho mai voluto essere una vittima, preferirei essere una stalker” ("Rockstar 101"), e giocare sulla sua condizione anche nelle canzoni. Ma questa è la vita degli artisti oggi. Però è un peccato, perché davvero non ce n'era bisogno.

(Gianni Sibilla) .
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.