«SURFACING - Sarah McLachlan» la recensione di Rockol

Sarah McLachlan - SURFACING - la recensione

Recensione del 25 feb 1998

La recensione

Suggestioni. E musica da sogno. Sarah McLachlan rappresenta questo sin dagli inizi della sua carriera, intrapresa alla fine degli anni ’80. "Surfacing" è il suo quarto album e la vede ritornare ad atmosfere più rarefatte rispetto al precedente album "Fumbling towards ecstasy". Qui sembra di avere a che fare con una Sinead O’ Connor ancora più compassionevole e dedicata, con una Kate Bush più intimista e rigorosa, con un Annie Lennox meno confusa. E invece siamo di fronte ad un disco lungamente atteso e fortemente voluto, come questo "Surfacing", che arriva quasi a celebrare un ottimo periodo per questa straordinaria interprete e autrice canadese, fresca dai successi trionfali del Lilith tour, che negli States ha fatto registrare il tutto esaurito praticamente ovunque. E’ un album particolarmente ispirato, questo, pieno di brani densi e confidenziali, melodie semplici e avvolgenti, come tanti piccoli sogni. Siamo di fronte ad una cantautrice confessionale, dallo stile tanto definito nei presupposti quanto apparentemente tenue nei risultati, una pittrice che ama diluire le sue visioni negli acquerelli piuttosto che stenderle su carta e sottolinearle con dei colori a olio. La produzione di Pierre Marchand è attenta a valorizzare le singole canzoni, creando intorno a loro, ogni volta, in ogni singolo passaggio, la giusta atmosfera che le possa completare al meglio. Il disco si inoltra così attraverso paesaggi cangianti e suggestivi, con una propensione dominante alla malinconia, passando da blues dolenti a strutture gospel scarne ed efficaci, da melodie che rivelano antiche eredità celtiche a momenti di gradevolezza pop. La voce, sottolineata con forti dosi di riverbero, trama per ogni canzone la giusta trama, proponendosi ora leziosa, ora ispirata e intimista, ora semplicemente dolce e ottimista. "Surfacing" è un album sfuggente, quasi come una di quelle scale di Escher in cui l’inizio e la fine sembrano sempre coincidere. Potere dell’incanto?

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