«JOURNAL FOR PLAGUE LOVERS - Manic Street Preachers» la recensione di Rockol

Manic Street Preachers - JOURNAL FOR PLAGUE LOVERS - la recensione

Recensione del 15 mag 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Questo disco potrebbe fare notizia anche solo sulla carta: lo ha prodotto Steve Albini, e si basa sugli appunti di Richey Edwards, il chitarrista scomparso nel nulla nel 1995 e dichiarato morto solo l’anno scorso.
I Manic Street Preachers sono una delle istituzioni del rock inglese, e la storia di Edwards non ha fatto altro che alimentare la leggenda. Ma se sono arrivati a questo status lo devono alla musica, e non ai media (che pure da quelle parti contribuiscono ad alimentare e distruggere miti, come noto). Insomma, delle due notizie la più importante è la produzione di Albini, non il legame con Edwards, cui pure i Manic sono sempre stati molto legati.
“Journal for plaghe lovers” arriva a due anni da "Send away the tigers", e la differenza si sente. Due ottimi dischi, ma quest’ultimo era più pulito, più melodico: insisteva sul versante epico del gruppo.
Albini è uno dei più affermati produttori indie-rock dai tempi del grunge, per intenderci; è vero che negli anni ha lavorato pressoché con mezzo mondo. Però la sua scelta si concretizza in un disco decisamente più rock, con meno fronzoli, inciso in presa diretta. I MSP le canzoni le sanno scrivere eccome: qua hanno scelto di non vestirle, o quanto meno di vestirle di meno: non è un caso che il disco duri poco più di 40 minuti, pur con 14 canzoni.
Non ci sono brani che spiccano, non ci sono singoloni (e infatti non ci sarà un singolo commerciale e radiofonico, per scelta della band). Ma c’è un suono compatto e diretto, che ricorda le origini della band. Un suono che ha pochi eguali, oltremanica: ascoltare per credere.

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