«ITALIAN SONGBOOK VOL.1 - Morgan» la recensione di Rockol

Morgan - ITALIAN SONGBOOK VOL.1 - la recensione

Recensione del 20 apr 2009 a cura di Daniela Calvi

La recensione

Non so in quanti possano vantare la cultura musicale e la padronanza di linguaggio che possiede Morgan. Magari ce l’hanno in molti e semplicemente non sono così egocentrici ed interessati a sfoggiarla in pubblico, a farne quasi un fatto di principio.
Per parlare del nuovo disco del cantante dei Bluvertigo, bisognerebbe forse partire da un presupposto: la musica leggera italiana degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta è patrimonio culturale, è fonte di ispirazione per la maggior parte dei giovani cantanti-cantautori che fanno i primi passi nel mondo musicale in questi anni, e dovrebbe essere “normale” conoscerla (Parere solo personale? Spero di no).
Morgan lo sa, e ne parla. Lo dice, lo canta, lo scrive, lo suona. E’ questo, anche, che fa di “Italian Songbook vol.1” un bel disco che vale la pena ascoltare, coccolare e studiare. L’avrebbero potuto fare in molti, ma l’ha fatto lui. Lui che fa il giurato in un talent show televisivo, lui che attira anche il gossip.
Poi lo senti cantare “Il mio mondo” di Umberto Bindi (con alcune aperture forse troppo accentuate, ma che sono poi le stesse che ti fanno amare questa versione) o “Lontano dagli occhi” di Sergio Endrigo (voce in primo piano, travolgente) e se sei un ascoltatore curioso, ti dimentichi di tutto ciò che è Morgan personaggio, e rimani fermo a sentire.
Rimani a sentire che forse serve davvero che qualcuno si faccia portavoce di questi splendidi brani, di questi autori che sapevano scrivere d’amore e nient’altro, per lo più sconosciuti ai giovani d’oggi.
E va bene anche che dei cinque brani italiani di questo primo volume, ce ne siano di inflazionati come “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli o “Resta cu’mme” di Domenico Modugno tradotta da Morgan dal napoletano all’italiano (“Resta con me”) dandone una bellissima e raffinata interpretazione. Tra le tredici canzoni in totale (cinque sono la versione in inglese originale dei brani in italiano, ad eccezion fatta di “Qualcuno tornerà” di Piero Ciampi, tradotta in inglese – letteralmente – da Morgan in “That someone”), c’è anche spazio per una ritrovata “Back home someday”, brano originale in inglese cantato da Sergio Endrigo per la colonna sonora di un film western italiano di fine anni Sessanta.
L’approccio da interprete, l’attenzione per ogni dettaglio - anche se in questo album non ha messo mano ad arrangiamenti e strumenti, ma solo voce al microfono - fanno di Morgan un artista capace che può davvero portare alla riscoperta di una cultura musicale d’altri tempi. Non è detto che sia il più bravo in assoluto, o che sia un genio indiscusso, semplicemente è il solo a farlo, e ci riesce più che bene. E poi l’ha detto anche lui: “non faccio parte della storia della musica italiana… non ancora”. Proprio così, non ancora, ma anche secondo me, prima o poi…

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