«THEATER OF THE MIND - Ludacris» la recensione di Rockol

Ludacris - THEATER OF THE MIND - la recensione

Recensione del 22 gen 2009

La recensione

A due anni dal suo precedente "Release therapy", e a poche settimane dalla fine del 2008, Ludacris ha regalato al suo pubblico un nuovo favoloso album.
Il nuovo disco del rapper originario dell'Illinois (di Champaign, per essere precisi) ha un titolo capace di esprimere tutta la grandezza dei 14 brani in esso contenuti: "Theater of the mind", ovvero il teatro della mente.
E se è vero che nella nostra mente vanno in scena le situazioni più assurde, nella mente di Ludacris sembra scatenarsi un vero show; tra racconti contorti e giochi di parole, il rapper dimostra ancora una volta di meritarsi il suo posto tra le punte di diamante della Def Jam.
Nell' "Intro" del disco, dopo essere stato introdotto da una voce fuori campo che invita il pubblico a spegnere i cellulari, lo spettacolo ha inizio. Si affievoliscono i mormorii e il sipario si apre. Ludacris invade il palco del "teatro della mente" ricordandoci da subito chi è e da dove viene: con la sua "lingua semi-automatica", il rapper ci invita ad ammettere che "se gli altri ne parlano e provano ad atteggiarsi, Luda lo vive".
Come dargli torto, anche perchè Luda "ha fatto abbastanza dischi da riempirti il caricatore dell'auto".
Uno dei principali pregi di "Theatre of the mind" è senza dubbio la capacità di trasmettere energia: le basi, le validissime collaborazioni e lo stile adrenalinico del rapper creano una mescolanza pressoché perfetta.
Tra gli amici chiamati ad arricchire i brani del disco trovano spazio non solo rapper, cantanti e prduttori, ma anche registi, comici e sportivi: un vero spettacolo a tutto tondo.
Appartiene all'ultima categoria citata, quella degli sportivi, l'ospite del primo brano ("Undisputed"). Con Ludacris sale infatti sul palco virtuale il pugile Floyd Mayweather.
Senza interruzioni si passa poi a sonorità molto più "dirty" in "Wish you would". T.I. e Luda parlano di soldi, di auto, di barche, in un brano che risponde perfettamente (ma senza esagerare) ai cliché del rap.
Se "Wish you would" è una bella canzone, la successiva "One more drink" è un piccolo capolavoro.
In questo brano le luci si abbassano e l'aria si scalda. Luda e T.I. ci portano in giro per Atlanta tra belle ragazze e club; e in un contesto del genere, si sa, un drink in più può fare la differenza sull'esito della serata...
Musica, parole e flow sono arricchite da un pizzico di magia che rende il tutto davvero speciale: non a caso "One more drink" è tra i singoli estratti dall'album.
E' invece un'atmosfera completamente diversa quella che ci attende in "Call up the homies", nel quale il rapper, accompagnato da The Game e Willy Northpole, ci conduce nelle profondità del suo pensiero su una base (degna di nota) realizzata da Clinton Sparks.
Con "Everybody hates Chris" cominciano i riferimenti al mondo del cinema e, in questo caso, della televisione.
Il brano ha infatti lo stesso titolo del celebre telefilm dedicato alla burrascosa infanzia del comico Chris Rock.
Nella canzone, prodotta da Don Cannon, la gente esprime il proprio disprezzo per Luda, e il rapper suppone che "le cause siano le stesse che portano tutti a odiare Chris".
Subito dopo, ecco apparire sulla scena un astro nascente della musica black: il cantante Chris Brown, che in "What them girls like" divide la scena con Sean Garrett. Questo brano è un vero "banger" da club, grazie alla base di Darkchild.
Qualcuno potrebbe pensare che, arrivati a questo punto del disco, Luda abbia "sparato tutte le cartucce". Ma non è così, perchè le sorprese migliori devono ancora arrivare.
La prima è proprio dietro l'angolo, e si chiama Jamie Foxx.
L'attore e cantante, divenuto famoso interpretando Ray Charles nel 2004, ci regala momenti di puro trasporto con la sua voce avvolgente in "Contagious".
Giunto al vertice della sua carriera, non poteva mancare neppure il rapper Lil'Wayne (in "Last of a dying breed", prodotto da Kids With Machine Gunz). A Ludacris va un ringraziamento particolare per avergli impedito, almeno questa volta, di inquinare la sua indiscutibile bravura con vocoder e autotune.
Lo storico produttore Dj Premiere fa sfodero delle sue capacità in "MVP", alla quale segue uno dei brani più interessanti di tutto il disco: nella sfilata di grandi nomi brillano infatti come astri anche Jay-z e Nas.
I due pilastri del rap (tre, se consideriamo anche l'artista "protagonista" dello show) si alternano in una dichiarazione d'amore alla musica in "I do it for hip hop". La canzone ha toni maturi e pacati, una vera delizia per palati fini.
Infine Luda, che oltre ad essere un rapper è anche attore, rende omaggio al grande schermo in "Do the right thang": ad introdurre la canzone è proprio la voce del regista Spike Lee, al quale segue il contributo di Common.
Ora, scommettiamo che aspetterete che il disco torni a suonare da capo?
Nel complesso, "Theater of the mind" è un lavoro di altissimo livello. Certo, per un artista dalle mille risorse come Ludacris sarebbe stato facile fare un buon disco anche con molto meno; ma questo "spettacolo" ricco di amici, di buona musica e di atmosfere piacevoli dimostra che la vera differenza sta nella passione, nella dedizione. Solo così un semplice disco finisce per essere molto di più.

(Sofia Santori)

Tracklist

"Intro"
"Undisputed" con Floyd Mayweather
"Wish you would" con T.I.
"One more drink" con T.Pain
"Call up the homies" con The Game e Willy Northpole
"Southern gangsta" con Rick Ross, Playaz Circle e Ving Rhames
"Everybody hates Chris" con Chris Rock
"What them girls like" con Chris Brown and Sean Garrett
"Nasty girl" con Plies
"Contagious" con Jamie Foxx
"Last of a dying breed" con Lil'Wayne
"MVP"
"I do it for hip hop" con Nas e Jay-z
"Do the right thang" con Spike Lee e Common
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