«FATE - Dr. Dog» la recensione di Rockol

Dr. Dog - FATE - la recensione

Recensione del 11 nov 2008

La recensione

Quando si ascolta un disco non si pretende sempre di scoprire nuovi sound o brillanti promesse della musica internazionale. Talvolta, anzi, spesso, ci si augura solamente di trovarci delle belle canzoni. Detto così sembra facile, ma in questo mercato discografico ipertrofico e per la maggior parte vuoto, una buona canzone è diventata merce assai rara.
E' per questo che celebriamo la nuova pubblicazione dei Dr.Dog, band che per diversi anni ha militato nelle seconde file dell'indie rock statunitense, facendosi notare per un paio di dischi gradevoli e lunghi tour in compagnia di band più in voga durante i quali dimostravano di non aver nulla meno di nomi ben più blasonati.
O forse sì, le canzoni: per quanto brillanti e divertenti questa compagine di Philadelphia non era mai riuscita a trovare una vena di scrittura abbastanza convincente. Questo fino alla pubblicazione di "Fate" (il titolo rimanda a "La forza del destino" di Giuseppe Verdi) in cui i Dr.Dog sembrano aver finalmente trovato un filone d'oro fatto di pop, folk, blues, soul, psichedelia e rock.
Le dodici canzoni qui contenute mostrano una band che non si vergogna a mettere insieme sonorità e soluzioni che fanno ormai parte della storia della musica per realizzare un album che sorprende per la semplice genuinità del suo contenuto. "Fate" debutta tra cori in stile Beach Boys di "Breeze", seguiti dalla blueseggiante "Hang on" e dai cori molto frichettoni di "The old days".
Sembra quasi che i Dr.Dog si siamo messi d'impegno a ripercorrere la storia della musica mostrandosi tanto fedeli alle basi, quanto irriverenti nel mescolare continuamente le carte: così, se "Army of ancients" evoca il fantasma di Otis Redding, non ci si stupisce a pensare ai Beatles (che tornano spesso a far capolino) in "The rabbit, the bat & the reindeer" e ai Pink Floys in salsa soul/blues in "The ark".
Potremmo andare avanti all'infinito con questo gioco dei rimandi, ma non renderebbe la bellezza dell'album che proponiamo di ascoltare. Di qualsiasi sonorità i Dr.Dog si approprino, alla fine del disco l'unica certezza che avrete a spartire è che raramente è possibile ascoltare dodici belle canzoni messe una dietro l'altra.
Perché i cinque di Philadelphia lo sanno bene, loro non saranno mai il gruppo sulla bocca di tutti, ma daranno comunque la paga a tutti perché il loro lavoro è questo: scrivere belle canzoni.
Niente di più.
Niente di meno.

p.s. e gli viene maledettamente bene
(Giuseppe Fabris)

TRACKLSIT:
"The breeze"
"Hang on"
"The old days"
"Army of ancients"
"The rabbit, the bat & the reindeer"
"The ark"
"From"
"100 Years"
"Uncovering the old"
"The beach"
"My friend"
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