«INTIMACY - Bloc Party» la recensione di Rockol

Bloc Party - INTIMACY - la recensione

Recensione del 25 set 2008 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Un anno e mezzo. E’ questo il tempo trascorso dall’ultimo (secondo) lavoro dei Bloc Party “A weekend in the city” e la pubblicazione in rete del nuovo album “Intimacy”. In effetti un po’ di sorpresa per il lasso di tempo relativamente breve tra un disco e l’altro c’è e viene quasi da chiedersi se almeno parte del nuovo capitolo non fosse stato partorito dalle stesse sessioni di registrazione del precedente, un po’ come accadde ai Radiohead per “Kid A” e “Amnesiac”.
Ad ogni modo i Bloc Party sono stati furbi ad anticipare l’uscita fisica del disco (prevista per il 27 ottobre con almeno un paio di bonus track), rendendo disponibile il nuovo lavoro per il download sul loro sito (www.blocparty.com) al prezzo di 5 sterline (6,30 euro). L’astuzia non sta tanto nel tentare di evitare lo “scarico” illegale del disco (che avverrà comunque) o di mettere da parte chissà quale cifra, bensì nella notizia. I media di tutto il mondo hanno infatti ripreso la mossa e per i Bloc Party è stata tutta promozione gratuita, sia per la versione download, sia per quella fisica.
Detto ciò, si parli di musica. “Intimacy” segue l’acclamatissimo “Silent Alarm” ed un lavoro che ha diviso critica e pubblico come “A weekend in the city”. Prodotto da Paul Epworth e Jacknife Lee (già al lavoro con il gruppo rispettivamente sul primo e secondo capitolo), l’album si presenta in alcuni episodi sicuramente più danzereccio rispetto all’ultima prova (direzione che era già emersa nel singolo “Flux”, uscito alla fine dello scorso anno), ma il sound della formazione londinese non appare certamente rivoluzionato. Il singolo “Mercury” e “Ares” sono i due episodi in cui è maggiormente evidente il cambiamento e la direzione che il frontman Okereke avrebbe forse voluto tenere per tutto il lavoro, scoraggiato dagli altri membri (vedi News): qui spopola l’elettronica e ritmi ballabili dal forte eco break beat alla Chemical Brothers, ma i testi non sono assolutamente banali, specialmente nel brano d’apertura, dove si accenna a globalizzazione, ambiente e guerra.
Il resto del lavoro si divide tra il sound veloce e rock più vicino alle atmosfere del disco d’esordio e malinconici episodi venati di elettronica, incentrati su questioni amorose: nella prima fazione si trovano canzoni come “Halo”, “Trojan horse” e “One month off”, mentre nella seconda ecco “Biko”, l’ottima “Signs”, “Zephyrus” e “Better than heaven”. Echi di psichedelia si incontrano invece nella riuscita “Ion Square”, un inno alla tranquilla vita di coppia (“So let's stay in, let the sofa be our car, Let's stay in, let the TV be our stars”) che suona strano sentire dalla bocca di un “tipo alla moda” come Kele Okereke. Quindi, diciamo la verità, “Intimacy” non sconvolge, nel bene e nel male. I Bloc Party in questo lavoro hanno cercato di unire le due anime della loro musica, tentando qualcosa di nuovo, ma in una direzione forse già troppo battuta (break beat e dintorni). Restano da scoprire le bonus track della versione fisica, ma difficilmente cambieranno radicalmente il livello sufficiente, ma nulla più, di questo disco.

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