«DEATH MAGNETIC - Metallica» la recensione di Rockol

Metallica - DEATH MAGNETIC - la recensione

Recensione del 18 set 2008

La recensione

Un nuovo disco dei Metallica è un evento, come lo è ogni nuova uscita di ogni grande band. Se poi ci mettete che sono cinque anni che la band non pubblica un disco, da “S. Anger” (2003) e che per la prima volta dietro la console con la band Californiana c'è uno dei maghi del rock, Rick Rubin...
Ma, soprattutto, James Hetfield e soci erano attesi ad un varco. Dopo il successo di culto dei primi dischi e quello di massa del “Black album”, la produzione della band è stata altalenante, almeno nelle intenzioni: tentativi di bissare il successo allontanandosi dal metal più estremo, riscoperta delle origini “Garage”, flirt con il metallo sinfonico... Non è un caso che “St. Anger” fosse il loro disco più estremo degli ultimi 15 anni: era un modo per riconciliare la band con il suono che l'aveva lanciato. Ma, alla fine, non aveva convinto del tutto, perché rischiava di essere inteso come l'ennesimo ondeggiamento di una band che negli ultimi anni aveva cambiato rotta troppo spesso, scontentendando un po' tutti.
“Death magnetic” è, invece, il disco che può mettere d'accordo tutti: sia i metallari che voglioni i riff, le acclerazioni, la cattiveria, sia i rocker che amano le ballate e l'intensità del "Black album".
“Death magnetic” non può essere la seconda parte di quel capolavoro ma è un disco “equilibrato” tra le varie anime della band, per quanto equilibrata può essere la musica dei quattro. 10 canzoni quasi tutte tra i 7 e i 10 minuti, che vanno atmosfere della terza puntata di “The unforgiven”, storico pezzo del black album che già ebbe una seconda puntata in “ReLoad” (1997), agli assalti sonori di “My apocalypse” (il brano più breve, solo 5 minuti).
Buona parte dell'equilibro è dato sicuramente dalla mano di Rubin, grandioso come al solito nel gestire i suoni e ripulire le canzoni, almeno quanto Bob Rock lo fu per il Black Album.
Poi certo, “Death magnetic” non potrà essere così dirompente come quel disco, che di fatto portò il metal al grande pubblico: sono cambiati i tempi, e la band ha passato il suo climax artistico. Ma come è capitato in tempi recenti ad altri grandi nomi storici del rock, i Metallica hanno saputo tirare fuori gli artigli e dare una bella zampata.
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