«CANZONI DA SPIAGGIA DETURPATA - Le Luci della Centrale Elettrica» la recensione di Rockol

Le Luci della Centrale Elettrica - CANZONI DA SPIAGGIA DETURPATA - la recensione

Recensione del 17 set 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Vasco Brondi è un genio o un piacione (in)consapevole? Ascoltando “Canzoni da spiaggia deturpata” molti propendono verso la prima opzione, tanto che Le Luci Della Centrale Elettrica sta per diventare un caso. O forse lo è già diventato.
Di lui si parla da un po', negli ambienti e nei luoghi “giusti” della musica italiana; un demo nel 2007, un blog, questo disco, uscito lo scorso maggio, e i concerti. Tanto per farvi un esempio, l'altra sera alla serata conclusiva del festival milanese LiveAcross, La Casa 139 era strapiena. Ora l'attenzione si sta spostando in luoghi più visibili: è di poche ore fa la notizia della vincita del premio Tenco come migliore opera prima.
Dopo avervi segnalato il disco qualche mese fa, torniamo anche noi di Rockol a parlarne; siamo sicuri che, se non siamo i primi, di certo non saremo neanche gli ultimi a farlo.
“Canzoni da spiaggia deturpata” è gran disco, qualunque risposta vogliate dare alla domanda iniziale. E' diverso da qualsiasi cosa sia venuta fuori negli ultimi nella ripetitiva musica italiana indipendente. Un ragazzo di 24 anni che canta con rabbia e furore il mondo postindustriale contemporaneo, con canzoni irregolari e scarne: chitarre acustiche ed elettriche, la voce carica (e imperfetta) e poco più. Musicalmente molto lo si deve a Giorgio Canali, chitarrista dei CSI-PGR e solista con i suoi RossoFuoco, che produce e suona l'elettrica. Uno dei riferimenti che spesso si tirano in ballo è proprio quello del mondo dei CCCP (citati direttamente in “La gigantesca scritta pop” e nello spirito in brani come “Fare i camerieri”); l'altro è Rino Gaetano, anch'esso evocato, nella fine di "Nei garage a Milano nord". Entrambi veri, anche se dell'ultimo a Brondi manca l'ironia e la leggerezza disperata del cantautore calabrese.
C'è solo disperazione, in queste canzoni, con una scrittura originale, a tratti davvero geniale. In alcuni casi forse un po' forzata, con immagini che travalicano il grottesco e che fanno venire il dubbio iniziale, ovvero che Vasco (quanto di più lontano dal suo omonimo) ci faccia un po'.
Non vi citiamo frasi specifiche, perché il rischio è quello di fare un commentario e finire nella sociologia spicciola. Vi invitiamo ad ascoltare il disco, e scoprirli, perché Le Luci Della Centrale Elettrica c'è, e si vi capita di vederlo dal vivo ve ne renderete conto. “Canzoni da spiaggia deturpata”, comunque la pensiate, è un disco da ascoltare. Potrete trovarci la voce che vi racconta la desolazione che ci circonda, o una voce che vi irriterà, a seconda della risposta che darete alla domanda di cui sopra. Ma è un disco che non lascia indifferenti, come tanti altri dischetti italiani. Vi pare poco?

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