«THA CARTER III - Lil' Wayne» la recensione di Rockol

Lil' Wayne - THA CARTER III - la recensione

Recensione del 03 lug 2008 a cura di Sofia Santori

La recensione

Dopo una lunga attesa causata da un ritardo nella pubblicazione, arriva sul mercato il nuovo album di uno dei rapper più stimati del momento: Lil' Wayne.
Come già hanno fatto altri artisti, anche il venticinquenne di New Orleans è intento a creare una sorta di raccolta in volumi della sua evoluzione artistica. Accade così che se i dischi precedenti si intitolavano "Tha Carter" e "Tha Carter II", questo non poteva che chiamarsi "Tha Carter III".
Alcuni brani valgono più di altri, questo è naturale, ma tra le sedici nuove canzoni del rapper ci sono piccoli capolavori che conquistano. Andiamo con ordine: inserito il cd nel lettore, dopo una lunga, lunghissima introduzione della durata di dieci minuti (dal titolo "Misunderstood", per via del campionamemto della celebre "Don't let me be misunderstood"), in cui Lil' Wayne parla a ruota libera della vita, della discriminazione razziale, del carcere, di droghe e molto altro, è la volta della prima perla.
La canzone si intitola semplicemente "La la", e non è difficile capire perchè: la base, prodotta da David Banner, ruota attorno ad una melodia semplice canticchiata da una vocina infantile. Accanto a Lil' Wayne in questo brano ci sono due grandi rappresentanti del rap statunitense: Brisco e, soprattutto, Busta Rhymes.
Mentre "La la" deve essere ascoltata un paio di volte prima di potersi mostrare per ciò che è (un 'tormentone' vero e proprio) arriva diretta come una freccia la seguente "Tie my hands". Se dall'hip hop non vi aspettereste mai dei lenti ricchi d'atmosfera e melodie romantiche, dovrete ricredervi con questa splendida canzone di cui Kanye West è produttore: tra il soul e l'R'n'B, Robin Thicke intreccia la sua voce delicata con quella ruvida e spezzata di Lil' Wayne; una voce roca che è il suo marchio di fabbrica, distinguibile tra un milione di timbri vocali spesso troppo simili.
Lo stesso produttore, l'infallibile Kanye, è autore anche della malinconica "Shoot me down", molto simile nello stile alla precedente, mentre la successiva "Nothin' on me" è firmata da Alchemist. Il ritmo cala anche in "Mrs Officer", in cui Wyclef Jean si occupa dell'aspetto musicale e Bobby Valentino canta tra le rime del rapper.
Un altro grande produttore, Swizz Beats, realizza per l'album la base di "Dr. Carter", in cui Lil' Wayne fa il verso al celebre personaggio televisivo Dr. Phill: nel testo della canzone il rapper recita la parte di uno psicologo che "riabilita" i rappers scarsi.
La voce femminile dell'infermiera apre il brano presentando il primo caso del giorno al dottore: "Soffre di una mancanza di originalità, dottor Carter. E non ha stile", ed è così che il medico del flow indossa i guanti e prova a salvare il paziente, tra successi e fallimenti.
Purtroppo anche il dottor Wayne ha un calo di originalità a metà del disco, ovvero nel brano "Got money" (con T-Pain) in cui abusa dell'effetto "autotune" (che rende la voce robotica), una tecnica tornata in voga da qualche tempo ma già troppo utilizzata per poter essere ammissibile in tali quantità.
Anche il primo singolo, "Lollipop", si avvale di questo fastidioso effetto, ma in termini più parsimoniosi che nel complesso rendono la canzone decisamente ben riuscita (grazie anche alla base di Jim Jonsin & Deezle).
Tanti artisti di prima scelta sono accorsi alla corte del ragazzo di New Orleans, tra cui anche Jay-z (in "Mr. Carter") e T-Pain (in "Got money"). Ma la lista dei produttori illustri è forse ancora più lunga: oltre a quelli già citati, rispondono all'appello anche Dr. Dre (in "3 pain", in cui Wayne esaspera l'interpretazione fino a farci vivere ogni suo respiro), David Banner, Play-n-skillz, Bangladesh e Streetrunner e altri.
In conclusione del disco, Kanye West regala un'altra piacevole apparizione: è sua la base di "Comfortable", e il tocco di classe del maestro Kanye non passa inosservato, soprattutto perché arricchito dalla collaborazione con Babyface.
Infine, è doveroso aprire una piccola parentesi riguardo alla copertina dell'album: nella foto un piccolo Lil' Wayne (di circa un anno) troneggia vestito in abito gessato come un vero gentleman del ghetto. Ciò che stupisce però sono i disegni sul viso, che ripetono fedelmente quelli tatuati sul viso del rapper oggi, comprese le lacrime sugli zigomi, due a sinistra e una a destra.
In conclusione, "Tha Carter III" è un'ottima prova artistica, da ascoltare senza fretta. Un disco che, oltretutto, sta già ottenendo consensi incredibili: ha venduto un milione di copie nella prima settimana.
Resta solo una curiosità: una voce racconta di come Lil' Wayne, raccogliendo l'eredità di alcuni grandi rapper del passato, non scriva mai i suoi testi prima di registrarli. E' tutto lì, nella sua mente, come racconta anche lui nelle sue rime.
A noi piace pensare che sia proprio così.

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