«BLACKOUT - Britney Spears» la recensione di Rockol

Britney Spears - BLACKOUT - la recensione

Recensione del 26 ott 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E' difficile parlare del nuovo disco di Britney Spears senza pensare a come lei abbia fatto di tutto per distruggere il personaggio faticosamente costruito in anni di carriera: le sortite extra-musicali degli ultimi anni, dal divorzio alle foto da sbandata, alla lotta per la custodia dei figli, pesano come macigni. Certo, non è solo colpa sua: i media ci si sono avventati come squali su una preda indifesa.... Se uno anche ci riuscisse, tornerebbe alla mente la prima uscita musicale di Britney, quella ai VMAs di MTV di qualche settimana fa: imbolsita, fuori tempo nella danza e nella musica. Se uno riuscisse a dimenticare anche quella, arriverebbe il CD in sé, che ha un bel libretto di pessimo gusto, con Britney che in un paio di foto si fa ritrarre in calze a rete, all'interno di un confessionale e sulle gambe di un bel prete.
Insomma: con personaggi come Britney è difficile parlare solo di musica, perché loro stessi fanno di tutto per impedirlo, nel bene e nel male. “Blackout” è il disco del ritorno di Britney Spears, e siamo felici che sia tornata a fare musica. Non ci stupiamo che giochi un po' su tutto quello che le è successo, nelle canzoni e nelle immagini (il libretto contiene anche una foto con un bel po' di tabloid accartocciati) e in canzoni come “Piece of me”. anche se purtroppo il libretto invece non contiene i testi.
Musicalmente “Blackout” non né meglio né peggio di altri dischi di Britney. Forse un po' più melodico, con canzoni sempre iper prodotte, come ormai capita a dischi di questo livello. Non per fare i nostalgici, ma dove è finito il pop semplice di una volta? Comunque le canzoni odierne di Britney sono un po' più canticchiabili che nelle ultime prove. In realtà anche meno riconoscibili, perché la voce della Nostra è spesso trattata con vocoder e simili. Come hanno già notato alcune recensioni all'estero (vedi news), alla fine “Blackout” è un progetto musicalmente dignitoso, anche se potrebbe essere di qualche altra cantante, visto che spesso Britney non è riconoscibile, se non nelle immagini.
E' questo il punto: Britney è la dimostrazione di come spesso i mostri creati dal marketing rischino di mangiare se stessi. E' successo a tanti altri artisti, anche con meno talento di Britney (ne è tutt'altro che sprovvista), anche con più talento di lei. Raramente è successo con questa violenza. Ahinoi, speriamo di sbagliarci, ma non sarà un disco più che dignitoso come questo a risollevare le sorti di una carriera in caduta libera per ragioni extramusicali, che per certi versi sono poi le stesse che, insieme a perfette canzoni pop che poi si sono perse per strada, l'avevano fatta decollare ad un iperspazio delle celebrità ormai molto lontano.

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