«AUGUST AND EVERYTHING AFTER - Counting Crows» la recensione di Rockol

Counting Crows - AUGUST AND EVERYTHING AFTER - la recensione

Recensione del 31 ott 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Signore e signori, ecco il più bel disco di rock americano degli ultimi 15 anni. Seriamente. Beh, forse solo il più bell'esordio rock degli ultimi 15 anni. Ma non si scherza: questo album è un capolavoro, e se non l'avete mai sentito (e se vi piace il genere, ovvio) correte ad ascoltarlo.
“August and everything after” è il disco di debutto dei Counting Crows, datato 1993: viene ristampato ora in una “deluxe edition” che contiene l'album originale, 6 demo del periodo e un secondo CD con un concerto intero registrato a Parigi nel 1994 alla fine del tour che seguì alla pubblicazione.
Per chi non li conoscesse: i Counting Crows sono una band californiana (zona San Francisco), guidata dalla figura carismatica di Adam Duritz: gran voce e gran forza narrativa. Il loro primo disco arriva come un fulmine a ciel sereno: viene notato soprattutto per “Mr. Jones”, con quel giro di chitarra e quel “sha la la la” alla Van Morrison che proietta la band in testa alle classifiche di mezzo mondo. Qualcuno nota anche il testo (“Voglio essere Bob Dylan/Mr. Jones dice che vorrebbero essere leggermente più funky”, dicono i due protagonisti della canzone, che sognano il successo). Ma quella canzone diventerà anche la maledizione del gruppo. Troppo successo schiaccia la band e la mente fragile di Duritz, che infatti smetterà di cantarla per un po'. Una gran canzone, ma tutto questo è un gran disco: c'è un suono radicato nel rock americano più tradizionale (c'è la mano di T-Bone Burnett, maestro del genere), ma ci sono canzoni con la C maiuscola, sopratutto “Round here”, lunga ed epica, una sorta di “Thunder road” contemporanea con quella frase, “'Round here we talk like lions, but then we sacrifice just like lambs”, che bene rappresenta lo stile emotivo e a cuore aperto di Duritz. Un disco difficile da raccontare: ci riesce benissimo lo stesso Duritz, nelle note di copertina, molto di più di quanto possa fare io. Canzoni intense, come le ballate “Anna begins” e “Time and time again” e rock come “Rain king”, con una vena narrativa a metà tra Dylan e Springsteen.
Da qua in poi molte band hanno frequentato il terreno del rock neo-tradizionalista americano, ma nessuno è arrivato a queste vette. Nemmeno i Counting Crows, che si sono un po' persi schiacciati dal successo del primo disco. I dischi successivi sono stati tra il dignitoso e il bello, l'ultimo (“Hard candy”, ormai del 2002) molto bello. A gennaio arriverà il nuovo, vedremo lo stato di forma della band.
La ristampa, oltre alle bellissime note di copertina, aggiunge alcuni demo semi acustici (interessanti, ma nulla più), ed un bel concerto intero del 1994, in cui spiccano un paio di inediti ed un'intensa versione di 11 minuti di “'Round here”. I Crows dal vivo hanno avuto fasi alterne, questo concerto è di quelli buoni. Lo stesso Duritz, nelle note di copertina, racconta come proprio a metà di quel concerto a Parigi ha avuto una sorta di epifania, decidendo che era ora di smettersi di farsi domande sul successo e mettersi a suonare per il gusto di farlo. Insomma, una chicca per i fan. Per gli altri, il vero motivo di raccomandazione è il disco in sé, che da solo vale molto di più di quello che lo pagherete. Garantito.

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