«KILL TO GET CRIMSON - Mark Knopfler» la recensione di Rockol

Mark Knopfler - KILL TO GET CRIMSON - la recensione

Recensione del 18 ott 2007

La recensione

Dopo aver flirtato, non più tardi di un anno fa, con Emmylou Harris, una delle più accreditate leggende del country-folk statunitense, nel più che discreto “All the roadrunning” (Mercury, 2006). E dopo aver cercato di catturare l’eterea essenza dell’epopea del mito della frontiera americana nei precedenti “Sailing to Philadelphia” (Mercury, 2000), “The ragpicker’s dream” (Mercury, 2002) e “Shangri-la” (Mercury, 2004), con “Kill to get crimson” per Mark Knopfler è giunto, dopo il gran peregrinare, il tempo di tornare dal punto ove è partito il suo lungo viaggio e di volgere uno sguardo alla sensibilità musicale delle proprie radici inglesi.
I dodici brani che compongono il nuovo lavoro di Mark Knopfler si avvalgono di una buona ispirazione nella composizione dei testi e nella interpretazione delle canzoni oltre che dell’inconfondibile sonorità di una delle chitarre più celebri del rock.
Tra gli episodi più intensi e godibili del cd vi sono “The scaffolder’s wife” - una malinconica canzone sul vivere quotidiano caratterizzata musicalmente dal suono di un flauto -, “A heart full of holes” e “Secondary waltz”, due belle ballate dove la fisarmonica spadroneggia e l’atmosfera che si respira è quella della comunità convenuta nel pub del paese al calare delle prime ombre della sera quando la giornata volge al termine e si ha grande bisogno di un caldo abbraccio.
“Punish the monkey” potrebbe essere un classico del repertorio Dire Straits, con tastiere e controcanti a sostenere ed esaltare gli assoli di una chitarra in stato di grazia. “Let it all go” è valorizzata da un timbro vocale perfetto e regala il titolo all’intero lavoro “…i’d kill to get crimson on this palette knife…”. Chiudono questa quinta fatica solista dell’artista scozzese - colonne sonore a parte - i sette minuti di “In the sky” nei quali si vola a respirare alti in cielo veleggiando sulle note di un sax .
In definitiva “Kill to get crimson” è la conferma che Mark Knopfler, giunto alla soglia dei sessanta anni, è un musicista e, soprattutto, un autore (non mancate assolutamente di leggere i testi delle canzoni!) con quattro quarti di nobiltà.
Doveroso e superfluo avvertimento in chiusura: si sconsiglia l’ascolto a quanti hanno la fretta come consigliera, a quanti pensano che dopo i trent’anni si farebbe meglio a riporre lo strumento nella custodia per pensare ad altro e a tutti quelli che fuggono riflessione e dolce malinconia.


(Paolo Panzeri)
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