«DEAD BEES ON A CAKE - David Sylvian» la recensione di Rockol

David Sylvian - DEAD BEES ON A CAKE - la recensione

Recensione del 03 apr 1999

La recensione

L'eleganza è sempre stata una delle caratteristiche principali della musica di Sylvian. E' un aspetto insito nella sua natura, che, musicalmente parlando, è stato garantito, in passato così come in questo nuovo disco, da una stretta cerchia di collaboratori (dagli ex Can a Jon Hassell, Robert Fripp, David Thorn e Bill Frisell, senza poi dimenticare i fedelissimi Janse e Barbieri) raffinati, virtuosi, intimisti. Nei dischi precedenti però al fattore "tecnico" e all'indubbio virtuosismo strumentale di Sylvian e compagni si è accostato quasi sempre un elemento che è alla base della rispettabilità di questo artista; la sincerità e il desiderio di schiudere al mondo un involucro emozionale denso di calore e di vibrazioni personalissime. Sono state proprio quelle vibrazioni, quella capacità di trasporre in note la propria anima che hanno permesso a Sylvian di essere al di sopra di ogni etichetta possibile e immaginabile (prog, art rock, new age, ambient). Oggi però ci consegna, dopo ben 6 anni di silenzio, un disco che a tratti è troppo luminoso, troppo "mieloso", troppo artefatto e virtuoso per "suonare emozionale". Difficile non rimanere scettici davanti al blues di "Midnight sun" o davanti a un pezzo come "Praise", in cui si fa da parte per dar spazio a una cantante giapponese. Come non restare storditi dalla dolcezza esasperata di "Alphabet angel" o "Wanderlust" o dall'autocelebrazione virtuosa di "Krishna blue"? Un disco da evitare dunque? No perché fortunatamente Sylvian si riscatta, ricordandosi di avere, oltre che una line up tecnicamente perfetta, anche un anima; un anima meravigliosa, che in un attimo ci può colpire dritto al cuore. E' quello che succede in diversi passaggi dell'album, soprattutto in brani come "I surrender" o nelle estatiche "Dobro #1" e "The Shining of things", in cui, guarda caso, è protagonista assoluto (chitarra+voce nella prima, arrangiamenti per archi+voce nella seconda) che mette a nudo non solo le corde vocali ma anche quell'universo interiore che da anni conosciamo, che da sempre noi tutti, fan di Sylvian, amiamo più dei virtuosismi propinati dai suoi collaboratori.

TRACKLIST

04. Thaliem
05. God man
09. Cafè Europe
13. Praise
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