«THIS TIME - Melanie Chisholm» la recensione di Rockol

Melanie Chisholm - THIS TIME - la recensione

Recensione del 18 mag 2007 a cura di Paola Maraone

La recensione

Fa tutto sommato piacere sapere che il 20% di una delle band che hanno segnato la storia del pop anni ’90 è ancora seriamente interessato alla musica. Victoria è nel pallone, Geri passa il tempo a farsi fotografare sulle riviste di gossip, Mel B combina pasticci amorosi, Emma è desaparecida; Mel C, la testarda del gruppo, invece ci riprova. Dopo il successo del primo album solista, “Northern star”, era arrivato “Reason”, nel 2003, per nulla all’altezza delle aspettative; la Virgin non ci aveva pensato un secondo e aveva scaricato Mel all’istante. Lei, che davvero dev’essere un tipo piuttosto orgoglioso, si è allora fondata (e finanziata) un’etichetta indipendente, con cui ha pubblicato un terzo album (“Beautiful intentions”), e ora questo “This time”. Ad aiutarla nell’impresa è intervenuto un certo Adam Argyle, cantautore di Leeds, che a dire il vero è autore dei brani più riusciti del disco e che ha anche duettato con Mel C in “Don’t let me go”.
Più che la qualità musicale dell’album, in questa fase dell’ex Sporty Spice colpiscono due cose: la prima, i continui cambi di look. Era nata sportiva, per l’appunto. E lo era rimasta anche durante l’esordio solista. Poi la virata sexy: nel 2003 andava in giro con l’aria seducente e scarmigliata, quasi irriconoscibile, giocando a fare la donna fatale. E adesso? Si veste da educanda. Pazzesco: sulla cover dell’album appare con capelli perfettamente in ordine, frangetta da collegiale, maglia accollatissima da cui non sbuca nemmeno un centimetro di pelle. Sta facendo come Irene Pivetti, ma al contrario.
Seconda cosa che dà da pensare: la caparbietà che mostra Mel nel proseguire un cammino iniziato tanti anni fa. Chi glielo fa fare? Non potrebbe godersi i soldi accumulati e darsi alla pittura? No: perché evidentemente ci tiene sul serio, nonostante nemmeno questo nuovo lavoro sia memorabile o particolarmente ricco di personalità. Sicuramente è troppo lungo e ha un’aria “diluita”: le canzoni sono lente, dal ritmo blando e rassicurante, quasi senza eccezioni. C’è una cover che fa anche, in Italia come nel Regno Unito, da singolo di lancio: quella della hit del 1982 “I want Candy”, dei Bow Wow Wow (l’originale era molto meglio). I pezzi migliori? Certamente “If I stay”, scritta da Argyle, e poi la già citata “Don’t let me go”, in cui Argyle addirittura canta. La voce di Mel non è malaccio, anzi: ha carattere e spessore. Il problema è che, con l’esclusione di due o tre brani, questo è un disco molto omogeneo. Pop rock piacevole, ma (troppo facilmente) dimenticabile. Ahi, Melanie!

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