«VOLTA - Björk» la recensione di Rockol

Björk - VOLTA - la recensione

Recensione del 15 mag 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Si può essere sperimentali e piacevoli allo stesso tempo? Questo è uno dei dilemmi dell'arte e vale anche per la musica, ovviamente. Bjork è uno dei migliori esempi di come sia facile oscillare da un versante e dall'altro, dalla sperimentazione ai limiti dell'ascoltabilità, o al pop intelligente.
Negli ultimi anni la cantante islandese aveva pericolosamente ondeggiato verso la sperimentazione quasi fine a se stessa: dischi di raccolte, colonne sonore e due dischi – giudizio personale, è chiaro – un po' involuti come “Vespertine” e sopratutto “Medulla”, quasi inascoltabile per questo suo giocare liberamente con la sua splendida voce.
Annunciato come un disco “ritmico”, “Volta” ci fa ritrovare la Bjork che conosciamo, quella che impasta suoni, voce, ritmi, ma che mantiene quella piacevolezza di fondo che l'ha resa grande, già dai tempi dei Sugarcubes. A partire dal singolo iniziale “Earth intruders” -f rutto della collaborazione con Timbaland, improbabile sulla carta, perfetta su disco – si capisce che Bjork ha deciso di apririsi, di fare un disco più solare dei precedenti. Non rinuncia a canzoni avvolgenti: bellissimo il duetto con Antony di “The dull flame of desire”, che ricorda i tempi di “Homogenic” nella progressione e nei suoni (anche se qua non c'è elettronica, ma solo elementi naturali). Le due voci sembrano fatte per integrarsi, e anzi sembra proprio che la specialità di Antony sia il duetto: Lou Reed, Rufus Wainwright, Joan As Policewoman. Il disco scorre tra questi due estremi che estremi non sono, perché sia nei brani più ritmati (si senta “Hope”) che in quelli più di atmsofera, questa volta Bjork riesce non essere banale senza essere troppo ostica.
“Playful” è una delle parole usate per presentare questo disco, e riassume bene la via mediana che Bjork ha cercato, tra sperimentazione e ascoltabilità: il gioco, appunto, in cui si fanno cose nuove ma ci si diverte. Insomma, è anche per dischi come questi – ricchi di idee, maturi, ma piacevoli – che Bjork è diventata quello che è: una vera e propria artista.

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