«SOUND OF SILVER - LCD Soundsystem» la recensione di Rockol

LCD Soundsystem - SOUND OF SILVER - la recensione

Recensione del 13 apr 2007 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

“Sound of silver talk to me,
makes you want to fell like a teenager”


James Murphy è alla ricerca dell'adolescenza. Non solo la sua, ma anche di chi lo ascolta.
Della capacità di innamorarsi, infervorarsi e soffrire senza limiti e preclusioni, e di vivere ogni emozione come un'esplosione che ci troviamo a gestire malamente in alcuni anni della nostra vita.
La ricerca del musicista newyorchese avviene grazie al lavoro con la sua migliore creatura, gli LCD Soundsystem. Dopo un album d'esordio esploso sia negli ambienti indie quanto in quelli dance grazie al singolo “Daft Punk are playing at my house” e un lunghissimo tour in tutto il mondo, Murphy è tornato a New York per scrivere e registrare le sue nuove canzoni.
Se la precedente produzione andava ad inserirsi nel filone elettro-rock (o punk-funk come lo definisce qualcuno) creato dallo stesso Murphy con la sua etichetta (la DFA) e gli artisti da lui prodotti (Raptures, Hot Chip), questo “Sound of silver” rappresenta una maturazione verso un sound che mantiene un equilibrio costante tra i beat elettro-dance e l'impostazione da band, ma con uno spiccato gusto pop.
Un cambiamento che parte sottovoce, con i tre brani che aprono il disco, i più legati alla precedente produzione degli LCD. In “Time to get away” Murphy mette in mostra acuti e smorfiette vocali facendo un po' il verso a Prince su una base dance, mentre nel singolo “North american scum” ripropone lo schema del loro vecchio successo fondendo una base rock in crescendo e un ritornello violentissimo.
Accontentati i fan però si passa ad altro, a qualcosa di più grande. Ed è così che “Someone great” ci sorprende con il suo vortice di beat e sintetizzatori e il suo canto sospeso su un tappeto musicale delicato e sorprendente, che però fa solo da apripista al capolavoro “All my friends”. Una “anthem” pop costruita su un crescendo lento ma inarrestabile che mostra il lato più luminoso e ispirato degli LCD. Una band che appena si attenua l'emozione non attende un secondo per spegnere le luci e accendere la festa con una coda vorticosa fatta di dance mescolata con ritmi brasiliani (“Us vs them”), bassi potenti(“Watch the tapes”) e il groove scuro della titletrack.
Un muro sonoro che si infrange sulla delicata “New York, I love you but you're bringing me down”, pianto di amore di Murphy per la sua città sotto forma di ballata per voce e piano che esplode in una tempesta di chitarre e batteria.
Così, come un adolescente, dopo le urla, la rabbia, la gioia e l'amore troviamo lo spazio anche per essere tristi, per avere l'argento vivo addosso in ogni attimo della nostra vita. Uno sforzo doloroso, ma dannatamente riuscito.

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