«DANSON METROPOLI - Avion Travel» la recensione di Rockol

Avion Travel - DANSON METROPOLI - la recensione

Recensione del 31 gen 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Affinità elettive, diceva il titolo di un classico. Paolo Conte e gli Avion Travel arrivano da mondi diversi, ma si è sempre potuto percerpire un sentimento in comune, una vicinanza ideale nei loro percorsi. Entrambi frequentano ad altissimo livello la canzone italiana, anche se con angolature diverse. Conte è piemontese, non solo di nascita e residenza ma anche filosoficamente. Gli Avion Travel sono partenopei, in tutto e per tutto. “Per il nostro lavoro, fin dal primo disco, il riferimento è Paolo Conte”, racconta Fausto Mesolella. “Quella serietà non seria di appartenere al mondo dello spettacolo fa parte dei valori che gli Avion Travel hanno cercato di coltivare, quella saggezza scaltra...”.
Proprio per questa affinità questo “Danson metropoli” appare come inevitabile, oggi che appare come lavoro finito. Potrebbe sembrare quasi scontato, un disco di riletture di canzoni di Conte, da parte degli Avion Travel – che non sono più una Piccola Orchestra, ma sono rimasti in tre: Peppe Servillo, Fausto Mesolella e Mimì Ciaramella. Meno (apparentemente) scontata è la direzione artistica dello stesso Conte, che firma anche i disegni della copertina e del CD, e canta in “Elisir” insieme a Gianna Nannini.
“Sono un'onorata vittima del progetto”, ha raccontato Conte alla presentazione del disco. Vero: le 11 canzoni in qualche modo tradiscono gli originali, come deve fare ogni cover, e come deve fare ogni allievo con il suo maestro. “Io li ho seguiti a spizzichi”, dice Conte del suo ruolo di supervisione sul progetto. “Li ho fatti venire in questo studio del Monferrato dove mi sento a casa e dove ci potevamo guardare in faccia e dirgli le cose delle canzoni che ci tenevo che non andassero perdute. Il progetto è stato lungo, ed a un certo punto mi sembrava che rischiasse di diventare un po’ freddo, così ho chiesto loro di tirare fuori la napoletanità”.
I brani che funzionano di più di “Danson metropoli” sono quelli in cui il gruppo ha aggiunto una nuova dimensione musicale alle origini jazzate delle canzoni di Conte, insomma quelli che sembrano in tutto e per tutto canzoni degli Avion Travel. Si pensi alle coloriture elettronche di “Cosa sai di me?”, “Aguaplano”, o agli intrecci tra è la chitarra di Mesolella e la voce teatrale di Servillo. Di quest'ultimo è bellissima la rilettura di “Un vecchio errore”, di Mesolella svetta il lavoro fatto insieme all'orchestratore Daniele Digregorio sulla versione tutta strumentale di “Max”, uno dei pochi brani famosi di questa raccolta. “Siamo partiti da una scelta molto ampia di canzoni, io li ho lasciati fare perché ho capito che in questa scelta c’era qualcosa che mi piaceva”, dice Conte. “Siamo partiti dall’idea di non lavorare su brani non molto conosciuti, e loro hanno scelto canzoni a me care, di quelle che tieni quasi segrete, non le suoni negli spettacoli ma a cui rimani legato…”
Due le eccezioni evidenti a questa regola. La prima è “Elisir”, uno dei brani più noti di Conte, che vi compare con la sua voce insieme alla Nannini. “Ho suonato nel suo ultimo disco”, dice Mesolella. “Gianna per affetto e per stima ci ha fatto questo regalo. Nella stessa canzone ci sono il numero uno e la numero uno e noi che stiamo stretti stretti in mezzo”. Poi c'è l'inedito, “Il giudizio di paride”, regalato da Conte alla band dietro gentile richiesta del “Deus ex machina” del progetto, Caterina Caselli.
Molte canzoni sono state incise e rimaste fuori, e il gruppo afferma che potrebbe farne un bootleg o suonarne qualcuna in tour, che partirà dall'8 marzo e dove – dice Mesolella – ci sarà sempre un piano in un angolo del palco per quando il Maestro vorrà unirsi.
Insomma, “Danson metropoli” è un progetto ambizioso, che unisce magistralmente due anime diverse della canzone italiana.

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