«THE SWEET ESCAPE - Gwen Stefani» la recensione di Rockol

Gwen Stefani - THE SWEET ESCAPE - la recensione

Recensione del 30 gen 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Paragoni e conflitti tra i cantanti facilitano la vita ai giornalisti: forniscono spunti per gossip, danno storie di cui scrivere, spesso permettono pure di inventarle, o anche solo di ricamarci sopra, facendo fluire fiumi d'inchiostro si spera divertente, ma per la maggior parte inutili.
Non è chiaro, per esempio, quale sia il rapporto tra Gwen Stefani e Madonna. Si diceva che l'ex cantante avrebbe partecipato a “Confessions on the dancefloor” (notizia smentita), poi si diceva che Madonna, in privato abbia attaccato la Stefani perché la copia (smentita anche questa, dalla diretta interessata, che dice che Madonna invece la stima).
Uscendo dai gossip e passando alla musica, il paragone Madonna/Stefani è certamente una scorciatoia per recensire questo secondo album, “The sweet escape”. Ma guardate le foto sul libretto: la somiglianza è impressionante. Impressionante anche come, dopo un passato “trasandato”, da quando è solista la Stefani stia giocando buona parte della sua carriera sulla cura ossessiva dell'immagine, seguendo le orme di Madonna. E così fa in musica, costruendo dischi sulla sapiente scelta dei migliori collaboratori sulla piazza, alla ricerca del pop perfetto, ballabile senza essere banale.
Paragoni a parte, il risultato in questo caso è imbarazzante: “The sweet escape” è un accozzaglia di canzoni curatissime ma senza anima e senza melodie, dove la ricerca ossessiva del suono perfetto prevale su tutto. Strano, perché in diverse canzoni c'è la mano di Pharrell Williams (quello dei N.E.R.D. e dei Neptunes), uno che le canzoni le sa scrivere e arrangiare, eccome, e che sul disco precedente qualche risultat piacevole l'aveva portato a casa. Peccato, perchè la voce della Stefani è gradevole tanto quanto il suo look, ma raramente non si perde in brani inascoltabili come il singolo (presente anche in una versione altrettanto irritante), con continui cambi di ritmo e la continua ricerca di effetti speciali. Basterebbe poco, e basta sentire come Tim Rice-Oxley dei Keane in “Early winter” è in grado di costruire per lei una bella melodia pop, una canzone memorabile in fin dei conti basata su poco. Se il disco fosse tutto su questi livelli, o anche solo su quelli dell'electro anni '80 di “Wonderful life”, “The sweet escape” sarebbe un bel disco di pop moderno, “sporcato” con ritmi black, un po' come ha saputo fare Nelly Furtado (premiata dalle classifiche, infatti).
C'è chi dice che questo “The sweet escape” sia fatto con gli avanzi del precedente “Love.music.angel.baby”, e sicuramente ha avuto una gestazione lunga causata dalla gestazione (vera) del bimbo avuto dal marito Gavin Rossdale (Bush). Sta di fatto che, almeno a livello musicale, se davvero vuole diventare paragonabile a Madonna, Gwen Stefani ha ancora un bel po' di strada da fare.

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