«THE SWELL SEASON - Glen Hansard» la recensione di Rockol

Glen Hansard - THE SWELL SEASON - la recensione

Recensione del 02 mar 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Dei Frames vi abbiamo parlato spesso, negli ultimi tempi su Rockol, e chi ci legge qualcosa sa già; Riassunto per gli altri: una band irlandese attiva da quasi 15 anni, famosa in patria e “di culto” all'estero, sopratutto per i suoi leggendari concerti, fatti di un rock passionale tra Jeff Buckley, Radiohead.
Ecco un'altra occasione per parlarvene: il disco solista di Glen Hansard, che della band è la mente, l'autore e la figura più carismatica. “The swell season”, in realtà, è uscito in patria quasi un anno fa, prima dell'ultima fatica di studio della band, “The cost”. Si tratta di un disco nato quasi per caso, in Cecoslovacchia, dove la band va spesso a suonare e dove ha un discreto seguito: in seguito alla richiesta di un paio di canzoni per la colonna sonora di un film locale, Hansard ha finito per incidere un disco intero insieme all'amica pianista Marketa Irglova (a cui il disco è co-accreditato), e ha deciso di pubblicarlo.
“The swell season” è un disco che dei Frames conserva l'intensità interpretativa di Hansard, spogliando però le canzoni dalla loro tradizionale veste elettrica. Un paio dei brani qua compresi sono poi finiti – rielaborati – su “The cost”, come il primo singolo “Falling slowly” o “When your minds made up”, anche se la maggior parte è rimasta inedita.
Vi segnaliamo questo disco non soltanto per il suo legame con i Frames, ma per il suo valore: è un disco bello, di cantautorato minimalista, che ricorda davvero da vicino l'opera di un collega irlandese molto di moda in questo periodo come Damien Rice. In canzoni come “When your minds made up” o “Leave” Hansard riesce a costruire dei crescendi memorabili con una chitarra, un piano e poco più, dimostrando la purezza della sua scrittura, e la forza della sua voce, che qua ricorda un po' quella del primo Cat Stevens.
Se dovete scoprire i Frames, il disco da cui partire è “The cost”, senza dubbi. Ma, a prescindere da questo, se vi piacciono i cantautori un po' malinconici e autunnali, “The swell season” è un disco da ascoltare, perché in questo genere è tra i migliori usciti negli ultimi tempi.

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