«QUADRI D'AUTORE - Seba» la recensione di Rockol

Seba - QUADRI D'AUTORE - la recensione

Recensione del 16 nov 2006 a cura di Paola Maraone

La recensione

Dire che in “Quadri d’autore” c’è un po’ di tutto non è una critica, ma una constatazione.
Ci sono la solarità e il calore del Mediterraneo - Seba, al secolo Sebastiano Barbagallo, è siciliano - e le digressioni poetiche di una giovane anima in cerca di una strada (chi non lo è?). Le riflessioni intimiste sulle relazioni con l’altro da sé, a partire dalle relazioni amorose. E poi i passaggi gradevolmente disimpegnati, dal punto di vista musicale e concettuale, come nel primo singolo, “Domenica d’estate” - che poi è quello che ha fatto conoscere Seba al pubblico: ritornello easy e piacevole, testo idem (“Domenica e mi sento bene/Domenica andiamo al mare”).
E poi: gli omaggi, in parte cercati e in parte spontanei (il Dna non è acqua) a certo cantautorato italiano di matrice più o meno moderna: pensiamo a Battiato, Niccolò Fabi, Tricarico (do you remember?), Tiromancino, Bersani, Max Gazzè. Su tutto il resto - oltre alla grande attenzione agli arrangiamenti e alla parte produttiva dell’album - sono le abili incursioni nel surreale di Seba a rendere i testi preziosi, originali, efficaci; in sostanza, a fare di questo lavoro un lavoro pregevole. Da “Vento d’Africa”: “Qui la gente pensa a cuore immobile”. Da “C’è qualcosa nelle donne”: “Se piangono/Ti senti in bilico”. Dalla (vagamente futurista) “Nerofumo”: “Fruscio scroscia mare tuono/Tu divertimento bocca naso”, che letta suona da pazzi ma ascoltata ha un bel ritmo, e convince.
Convince meno, invece, Seba, quando fa troppo il serio, ché di poeti in giro ce ne sono fin troppi (“Mentre piove”: “Sai cos’è che manca, se non c’è mi manca, resta il fumo di un pomeriggio vuoto ad aspettare te”), anche se il livello resta comunque discreto. Al contrario, dà il meglio quando gioca con la lingua e con la voce e prova a raccontare le cose da un punto di vista inusuale. Per esempio in “Minigonna blu”, secondo singolo tratto dall’album, con (spettacolare) piano honky-tonk e violino + banjo: gran divertimento. Non è un caso che a suonare con Seba ci sia Nicolò Fragile (già con Mina, Stadio, Renato Zero…), che assieme ad altri bravi musicisti (Rossano Eleuteri, Francesco Corvino, Piero Asti) porta questo disco al suo obiettivo: quello di risultare una raccolta gradevole, fresca, non troppo allineata. Magari non proprio (o non ancora) “Quadri d’autore”, ma lavori di un artista emergente che va senz’altro tenuto d’occhio.

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