«LEMONHEADS - Lemonheads» la recensione di Rockol

Lemonheads - LEMONHEADS - la recensione

Recensione del 15 nov 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Molte rock band cosiddette “di culto” del periodo tra gli anni '80 e '90 hanno mantenuto uno status quasi “mitico” fino ad oggi. Tra queste non si possono non citare i Lemonheads, anche se forse non hanno mai raccolto quanto avrebbero meritato. Il gruppo di Evan Dando, con il senno di poi, aveva tutte le carte in regola per sfondare: è stato tra i primi a fondere il punk con il pop ben prima che diventasse di moda, e la cover in questa chiave di “Mrs. Robinson” rimane uno dei migliori momenti dell'indie rock americano degli anni '90. Evan Dando era bello e fascinoso quanto Kurt Cobain, e per questo venne adorato dalla stampa inglese, ma alla fine il ruolo dei Lemonheads è rimasto in penombra rispetto ad altri gruppi dell'area di Boston di quel periodo, come Dinosaur Jr. e soprattutto Pixies. Peggio che ai Lemonheads andò solo ai Buffalo Tom, altro grande gruppo che non ebbe nemmeno quel lampo di celebrità.
E' destino che questi gruppi, in un modo o nell'altro, ritornino. E' successo ai Pixies, che però hanno deciso di non pubblicare materiale nuovo. Sta succedendo ai Dinosaur Jr. (concerti, ristampe e, pare, un nuovo disco) e ai Buffalo Tom (in tour in America). Ma, alla fine, i primi a pubblicare nuovo materiale sono proprio i Lemonheads, con questo eponimo disco.
I tempi sono cambiati, ma non la loro musica: come forse sapete dalle nostre news, la stampa inglese sta parlando parecchio del loro ritorno, forse più per affetto che per altro. Difficile, insomma, che facciano il botto ora. Ciò non toglie, che questo sia un bel disco, fatto di canzoni, brevi, ben scritte, che fondono chitarre elettriche secche ad una voce melodica e a passaggi quasi folkeggianti, come in “No backbone”, in cui svetta proprio la chitarra di J. Mascis dei Dinosaur Jr. “Lemonheads” non dice nulla di nuovo, ma è un disco che non sarebbe affatto sfigurato nella discografia dei Lemonheads anni '90: questo è il suo più grande pregio, e anche il suo limite. Un disco da ascoltare, per (ri)scoprire una band che ha anticipato i tempi, a suo modo.

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