«RIGHT WHERE YOU WANT ME - Jesse McCartney» la recensione di Rockol

Jesse McCartney - RIGHT WHERE YOU WANT ME - la recensione

Recensione del 31 ott 2006 a cura di Paola Maraone

La recensione

Jesse McCartney non ha vent’anni ancora, ma, a differenza del povero Geordie (condannato a morte per aver rubato sei miseri cervi nel parco del re), il biondino trasforma in oro tutto quel che tocca. Ha cominciato a recitare che praticamente era in culla, poi a 12 anni - proprio quando voi cominciavate a pensare che fosse ora di smetterla con gli album di figurine e di dedicarvi a qualcosa di più maturo tipo il Fantacalcio - è entrato in una band, gli Sugar Beats, e ha cominciato a fare musica. prima con loro, poi con i Dream Street, mettendo assieme brani tra il pop/rock e le ballad gradite a grandi e piccini.
Raggiunta la fama, via alla carriera solista: prima qualche colonna sonora di film, poi il primo vero cd, nel 2004; oggi, questo “Right where you want me”. La sua scheda dice: “E’ un Jesse McCartney più maturo e riflessivo quello che si presenta alla prova del secondo album. Sono passati due anni dall'uscita di 'Beautiful soul', l'album multi-platino e l'omonimo singolo che sono andati ai primi posti delle classifiche di vendita in Australia, Italia, Filippine e Taiwan rendendo popolare il nome di 'Jesse Mac' alla stregua dei più affermati artisti locali”. Non male, per uno che – appunto – non ha vent’anni ancora, e che strada facendo, per non farsi mancare nulla, ha anche collezionato una nomination agli American Music Awards come miglior nuovo artista, una nomination di MTV per il miglior video pop e tre Teen Choice Awards come artista uomo preferito, miglior esordiente e artista crossover.
Ad ascoltare il disco di questo bel ragazzo prodigio, al di là di facili considerazioni (musica orecchiabile, buon equilibrio tra ballad e brani più ritmati, testi non troppo impegnati, che parlano – soprattutto – d’amore) s’intuisce che c’è del vero talento, dietro, e poi la passione di Jesse per certi grandi riferimenti dell’R&B: Stevie Wonder, Ray Charles e Lauryn Hill (“Just go”), e poi per il rock (“Can’t let you go”, “Blow your mind”, ma anche “Daddy’s little girl”, il pezzo che chiude l’album, up-tempo e con la giusta dose di aggressività). Si stacca un po’ dal resto “Invincible”, un brano in cui il canto sospeso e rarefatto con (sullo sfondo) un’orchestra di 15 elementi, dedicato a un amico di Jesse morto in un incidente d’auto.
In generale, va detto, il giovane di musica, ne ha ascoltata tanta: e infatti ha partecipato attivamente alla creazione dei pezzi di questo nuovo album, dove figura come co-autore di tutti i brani tranne uno. Per il resto, ha lavorato con nomi noti sulla scena pop-rock Usa: John Shanks, Kara DioGuardi, Greg Wells, Drew Ramsey, Shannon Sanders, Marti Fredricksen sono solo alcuni dei partecipanti a un progetto dalle pretese elevate (e dal budget notevole). Non ha pregiudizi, Jesse, e tutto sommato mette assieme tutto quel che sa, o almeno ci prova; così qua e là vengono fuori l’ispirazione soul, l’amore per la dance (cfr il brano che dà il titolo all’album) e in senso più ampio il coraggio di sperimentare – pur restando all’interno dei canoni, e senza perdere una certa furbizia di fondo.

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