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Recensioni / 20 ott 2006

Killers - SAM'S TOWN - la recensione

Recensione di Gianni Sibilla
SAM'S TOWN
Universal (CD)
Certi dischi li capisci dalla copertina, come questo: una foto in bianco e nero sgranato, che mostra la chiara firma di Anton Corbjin (il fotografo/regista preferito da U2 e Depeche Mode). Le foto ritraggono desolati paessaggi americani (U2, ancora). I crediti stampati sul libretto sottolineano la produzione di Flood e Alan Moulder (sempre del giro U2 e Depeche Mode).
Cosa è successo ai Killers? Dove è finita la band che con “Hot fuss” un paio di anni fa ci aveva fatto divertire con le sue canzoni rock in salsa electro-80s? L'ascolto di questo secondo lavoro, “Sam's town” non risponde alla domanda, perchè le tracce di quel suono (che molti scambiavano per inglese, invece loro sono di Las Vegas) si trovano quasi solo nel singolo “When you were young”.
Certo, una band deve crescere al secondo disco, sopratutto se il primo ha avuto così tanto successo. L'impressione, però, è che i Killers si siano montati un po' la testa: forse era serio Brandon Flowers quando diceva che aveva scritto le nuove canzoni ispirandosi a Bruce Springsteen, e tutti noi a pensare che fosse solo una boutade>. Invece “Sam's town” è un disco che cerca l'epica americana del primo Springsteen (nello stesso singolo già citato ci sono un paio di passaggi che sembrano uscire da “Born to run”), e la mischia con altre fonti “epiche” (U2, appunto) e una spruzzata di new wave.
Sono bravi i Killers: i suoni e le canzoni sono belli, quasi perfetti. Ma come ha scritto qualcuno (la guida on-line Allmusic.com) si vede proprio che sono di Las Vegas: come i "monumenti" della città, la loro musica ha un'apparenza perfetta, ma dietro la facciata c'è la plastica e non la ciccia. Come si sa chiunque è stato in quella città, si può vivere un'atmosfera del genere in due modi: accettandola come un gioco, o incavolarsi perchè è falsa.
Lo stesso vale per i Killers: “Sam's town” è un disco piacevole e divertente, ma anche magniloquente. A voi decidere se prenderlo sul serio o sul ridere.