«SURPRISE - Paul Simon» la recensione di Rockol

Paul Simon - SURPRISE - la recensione

Recensione del 19 mag 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il nome sulla copertina è quello di Paul Simon. Già solo questo basterebbe a giustificare l’attesa per "Surprise", il primo album di inediti del piccolo grande cantautore da “You’re the one” (2000). Ma, a ben vedere, i nomi dovrebbero essere due. Il secondo è riportato solo sul retro, sotto la qualifica di responsabile dei “Sonic landscapes”: Brian Eno.
Curiosità, se non altro: vedere lavorare assieme due geni della musica contemporanea è qualcosa che non può non stimolare l’interesse. Ma il risultato è meno brillante di quello che ci si potrebbe aspettare; lo diciamo subito, a scanso di equivoci: “Surprise” è un gran bel disco, ma non il capolavoro cui potevano dar vita uno dei più grandi autori della canzone pop e uno dei migliori produttori/inventori sonori.
I contributi di Simon e Eno sono troppo indivindualmente riconoscibili; insomma, è chiaro che le linee melodiche sono di Simon, e che i “Paesaggi sonori” (ovvero le musiche) sono principalmente farina del sacco di Eno: belle melodie su basi elettroniche, su impasti che mischiano suoni sintetici (una novità per Simon, non ovviamente per Eno) a suoni elettrici (un grande lavoro sulle chitarre, che già Simon fece su "You're the one"); in alcuni momenti un elemento suona però un pò sovrapposto all'altro.
Le canzoni sono belle, ma non bellissime. In alcuni casi quasi sperimentali, con il loro incidere altalenante senza una vera e propria struttura tradizionale. Le uniche eccezioni evidenti sono la conclusiva “Father and daughter” (già nominata all’Oscar, è non a caso la canzone in cui si sente di meno la mano di Eno) e “Wartime prayer”, altra ballata stupendamente convenzionale, in cui spicca il piano di Herbie Hancock. Per la cronaca, Eno co-firma tre canzoni del disco.
Messi da parte questi due problemi “Surprise” è per l’appunto un gran bel disco: Eno e Simon, alla fine, hanno prodotto 11 brani comunque degni del loro nome, e comunque sopra la media della musica fast food che gira intorno. “Surprise” non è un disco facile, ma questo è il suo maggior pregio, alla fine: è un disco che costringe all’attenzione, alla riflessione. E già questo è tutt’altro che poco.

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