«NON VOGLIO CHE CLARA - Non Voglio Che Clara» la recensione di Rockol

Non Voglio Che Clara - NON VOGLIO CHE CLARA - la recensione

Recensione del 18 mag 2006 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Li aspettavamo, i Non Voglio Che Clara. L’esordio con “Hotel Tivoli” del 2003 li aveva portati alla luce come una delle realtà più originali della scena indipendente italiana e ora, dopo tre anni, possiamo ascoltare finalmente il loro nuovo lavoro.
“Non Voglio Che Clara”, questo il titolo eponimo dell'album, contiene dieci canzoni che rappresentano idealmente altrettante storie d’amore raccontante ogni volta da una prospettiva diversa, magari usando anche alcune metafore: il calcio in “L’oriundo”, il nuoto in “Questo lasciatelo dire” e il grande cinema del passato in “Cary Grant”.
I riferimenti temporali di questo quartetto bellunese sono i migliori episodi della musica italiana, partendo dalle grandi arie classiche, passando per i cantautori (Tenco ed Endrigo) e le colonne sonore dei film Spaghetti-Western citate in “In un giorno come questo”.
La forza di questa band, però, non è solo quella di creare atmosfere uniche dosando con maestria il suono di una formazione quasi jazzistica (piano, batteria chitarra e basso), la voce calda e languida di Fabio De Min e i bellissimi arrangiamenti per archi, ma soprattutto di saper coniugare un talento innato per i ritornelli pop con testi che sfuggono all’ovvietà tipica di un tema celebre come quello dell’amore.
Ad un ascolto superficiale questo talento potrebbe sembrare poco sfruttato, ma la verità è che i NNVC sembrano voler sempre fuggire il più possibile dal loro lato più “commerciale” complicandosi il più possibile la vita. Lo dimostra ampiamente il lavoro fatto per la collaborazione con Syria in “Sottile”. Brano meraviglioso in cui la cantante è costretta a modellare la sua voce alla tonalità bassissima scelta dalla band con il risultato di rendere l’immagine di una storia d’amore narrata con il groppo in gola.
I Non Voglio Che Clara si dimostrano così uno degli oggetti meno identificabili del panorama musicale italiano: un gruppo che potremmo già includere nei classici nonostante la loro giovane età.

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