«THE GREATEST - Cat Power» la recensione di Rockol

Cat Power - THE GREATEST - la recensione

Recensione del 16 feb 2006 a cura di Davide Poliani

La recensione

Chi ha una certa confidenza con la sua musica ed è - anche per sommi capi - informato sul progredire della sua carriera, sa che Cat Power fa parte di quella schiera di artisti alla quale piace poco sedersi su registri precisi e collaudati, anche a costo di giocarsi, periodicamente, più o meno nutrite schiere di fan. A tre anni da "You are free", ecco quindi che la schiva regina del “sadcore” a stelle e strisce torna sotto le luci della ribalta. Ma a chi l'aspettava in compagnia della sua fida chitarra acustica e della sua inimitabile voce avrà una sorpresa: fuggita da New York verso il cuore musicale e geografico del centro-sud statunitense, Chan Marshall si è rifugiata a Memphis per fissare su nastro la manciata di nuove composizioni che compongono la tracklist di "The greatest". A farle compagnia, in sala di ripresa, ha chiamato pezzi di storia del southern soul come Mabon "Teenie" Hodges, Leroy "Flick" Hodges, e Dave Smith, che - lavorando sapientemente su atmosfere e arrangiamenti - sono riusciti a conferire ai brani di Cat quella dolcezza e quella sontuosa rotondità che mai, prima d'ora, si erano sentite nei dischi a lei titolati. Il rischio, a questo punto, è che la Marshall avesse - giocando "al rialzo" - paradossalmente spogliato le sue composizioni di quella naturale essenzialità e spontaneità che da sempre ce la fanno amare. Ma, da artista di prim'ordine, Chan non si è fatta sorprendere, consegnandoci un disco struggente ed affascinante: riuscendo con estrema maestria ad avvicinare la sua scrittura alle forme più classiche della tradizione popular americana, Cat come al solito colpisce al cuore, sfoderando una dozzina di gemme - tra le più brillanti, la title track, ma anche "Could we", "Love & communication" e "Where is my love" - dalle proporzioni perfette. Una sorta di involuzione, di cambiamento di rotta, tenendo conto dei suoi lavori pià rarefatti? No, forse solo un momentaneo "ritorno alle origini", ma anche (ed è l'impressione più forte, almeno con il disco in cuffia) una fiera e riuscitissima dichiarazione di maturità: Chan Marshall - benché nessuno, e tantomeno lei, si sia posto domande a proposito - ha il talento per fare ciò che vuole. E "The greatest" ne è la prova.

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