«LSD 25 - Fuzztones» la recensione di Rockol

Fuzztones - LSD 25 - la recensione

Recensione del 06 nov 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Narra la leggenda che i Fuzztones siano stati i primi ad usare il termine “grunge”: secondo quanto affermano le (scarse) note di copertina di questa raccolta che celebra i loro 25 anni attività, sul loro primo singolo (1984) il chitarrista veniva accreditato alla “Lead grunge”.
Ciò nonostante, nessuno si è mai filato i Fuzztones, tranne un manipolo di fan. Eppure sotto questo marchio, di fatto esclusiva proprietà di un losco figuro che si fa chiamare Rudi Protrudi e di una serie di comprimari che gli ruotano attorno, si cela una passione: quella per il garage rock degli anni ’60, genere tornato di moda negli anni '70-'80 grazie alla compilation “Nuggets” curata da Lenny Kaye (chitarrista del Patti Smith Group).
In quel periodo i Fuzztones ebbero un minimo di notorietà, grazie ad uno strano miscuglio di rock sanguigno, suono retrò, immaginario a metà tra i b-movie horror (una passione condivisa con i Cramps, che però si rifacevano agli anni ’50), la triade “sesso-droga-rock ‘n’ roll (leggetevi i titoli delle canzoni per farvi un’idea) e selvagge performance dal vivo. Scomparirono di fatto alla fine del decennio dopo “In heat”, il loro disco più ambizioso, ma anche un fallimento commerciale, per poi riemergere qualche anno dopo, con una diversa formazione, ma con un suono sempre uguale a se stesso, fatto di cover e originali che sembrano cover.
“LSD 25” non è la prima raccolta dedicata a questo strano gruppo. Viene però pubblicata in Italia (la base principale di pubblico del gruppo è da lungo tempo europea) ed è una buona occasione per conoscerli, visto che i dischi dei Fuzztones sono sempre abbastanza difficili da recuperare. Contiene 25 canzoni, con tutte quelle essenziali, su tutte cover come “Strychnine” (che inizia con un riff di organo da chiesa che è ancora uno spettacolo oggi, a 20 anni dalla sua prima incisione) e “The witch” e “Cinderella” (tutte dei Sonics, seminale –ahimè si dice così, vero?- band di Seattle, recentemente celebrata anche dai New Strychnines, un supergruppo capitanato da Mark Arm e Steve Turner dei Mudhoney).
Però, allo stesso tempo è un peccato: perché le note di copertina del disco sono inesistenti: tranne una galleria fotografica dei membri della band, non c’è niente: date di pubblicazione originaria, dischi di provenienza, discografia, etc. Il DVD aggiuntivo poi, è terribile: il materiale d’archivio – clip e performance del periodo 1984-1990 – è interessante, ma presentato in modo imbarazzante, con un menù di scelta che ha la grafica del televideo. Si salva solo la confezione (un mini cofanetto con una bella immagine psichedelica di copertina – il poster del primo show della band), ma tutto l’insieme denota un tocco di artigianalità che certo fa parte dell’immaginario retrò della band (guardatevi il sito www.fuzztones.net: sembra fatto 15 anni fa…), ma che potrebbe essere migliorato. Insomma, i Fuzztones sono “di culto” e felici di esserlo: a voi decidere se associarvi oppure no…

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