«X & Y - Coldplay» la recensione di Rockol

Coldplay - X & Y - la recensione

Recensione del 22 giu 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Dire che è il “disco più atteso dell’anno” può suonare come una banalità giornalistica o come uno slogan promozionale. Però è vero che attorno alla terza prova dei Coldplay c’è stato un gran fermento. Da parte del pubblico, alla ricerca di conferme da una delle band emergenti (anzi, ormai “emerse”) più amate degli ultimi anni. Da parte dei media, stuzzicati anche dai gossip (Chris Martin ha sposato un’attrice, quindi è una rockstar, si dice. Beh, non proprio: quando la band è passata in Italia a presentare il disco è parso simpatico e alla mano come sempre). Da parte dell’industria: la EMI contava sulle vendite di questo disco (e di quello dei Gorillaz) per ripianare il bilancio. E, infine, da parte della band, che se ne è fregata di tutti, reincidendo il disco (e ritardando l’uscita) perché la prima versione "non aveva anima".
Concedeteci un’altra banalità: quest’attesa sarà ripagata. Perché “X&Y” è un bel disco. Ruffiano quanto basta per compiacere le masse, ma con quel tocco di originalità musicale e melodica che attirerà gli ascoltatori più attenti.
Se, in passato, i termini di paragone per la band erano i Radiohead (in salsa pop, s’intende), ora siamo passati agli U2 e…. ai Coldplay. Da un lato, Chris Martin e soci mostrano una tendenza ormai sempre più radicata a strutturare in maniera epica (e un po’ pomposa, ogni tanto) le loro canzoni: l’attacco di “Square one”, o gli intrecci chitarra/ritmica di “White shadows”, per esempio; dall’altro lato c’è la tendenza dei Coldplay di rifarsi a se stessi. Una sorta di autoplagio, anzi autocitazione. Anzi, nessuna delle due: perché la forza dei Coldplay, alla fine, è quella di somigliare a se stessi, e a nessun altro. Le loro canzoni, a partire dal bellissimo singolo “Speed of sound” sono riconoscibilissime, ma non suonano smaccatamente già sentite. Insomma, la voce un po’ in falsetto di Chris Martin, quell’uso di piano e chitarre, quel tocco di malinconia che pervade le loro canzoni alla fine appartengono solo a loro.
Non hanno inventato nulla di nuovo, i Coldplay. Ma quello che fanno lo fanno davvero bene, e “X&Y” ne è la dimostrazione. I Coldplay sono i prossimi U2? Forse si, anche se a differenza degli irlandesi, non ci sono quattro personalità forti, ma una sola; gli manca anche l'esplosività live, ma questo è un altro discorso.
Sapete una cosa? I Coldplay non sono i prossimi Radiohead, non i prossimi U2 o i prossimi chissachi. I Coldplay sono semplicemente i prossimi Coldplay. E questo dovrebbe bastare per tenerli bene in orbita tra le stelle del rock.

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