«DEVIL'S PLAYGROUND - Billy Idol» la recensione di Rockol

Billy Idol - DEVIL'S PLAYGROUND - la recensione

Recensione del 01 mag 2005 a cura di Giulio Nannini

La recensione

Una lunga assenza quella di Billy Idol, durata dodici anni (l’ultimo album di inediti è “Cyberpunk” del ’93). E non poteva scegliere un ritorno migliore con questo “Devil’s playground”. Il redivivo Idol si presenta oggi come un rocker che porta addosso i segni dei suoi eccessi, che risorge grazie alla musica, che esorcizza i propri trascorsi con le droghe in brani come “Evil eye” e “Body snatcher”. Un disco rock’n’roll onesto e sincero, suonato con grinta, passione e un pizzico di quello spirito di rivincita che hanno tutti coloro che spariscono dal giro per un po’.
“Devil’s playground” ha il sapore aggressivo del punk senza rinunciare alla melodia. L’artista americano è sereno e ha voglia di riprendere il suo posto, di ritrovare l’affetto dei fan. Le nuove canzoni dimostrano come per lui il tempo non si sia fermato, sembra di tornare alla scena punk rock della seconda metà degli anni ’80. Infatti per questo atteso ritorno Billy Idol ha deciso di ricostituire il team vincente di “Rebel yell”, il suo album più fortunato: il chitarrista Steve Stevens e il produttore Keith Forsey. Dice di aver voluto scegliere il momento giusto, quando aveva pronte canzoni di cui fosse completamente soddisfatto, di evitare di pubblicare dischi mediocri solo per seguire le leggi del music business. Una scommessa che ci sembra vinta a pieno titolo, a partire da dallo street rock’n’roll di “Super overdrive” (dedicata al volo spaziale di Richard Branson) e “World comin’ down” (su come un ragazzino vive il mondo della scuola e più in generale sul rapporto con le autorità e le sue regole a volte dure). Il titolo dell’album evoca un mondo folle, difficile, dove sopravvive il più forte, e in “Rat race” tutto questo si sintetizza nel concetto che le vite pubbliche spesso si trasformano in una gara tra topi. “Sherry” è scritta dal punto di vista di una donna e spezza un po’ la tensione dei brani di apertura con una melodia aperta, mentre “Plastic Jesus” racconta la storia di un alcolizzato che vaga con la sua bottiglia. Il singolo “Scream” è invece un brano energetico e sensuale, tipicamente alla Billy Idol. In chiusura di album arrivano invece tre canzoni dal mood drasticamente diverso rispetto al resto delle canzoni: “Lady do or die” è quasi un country, a metà tra Johnny Cash e Leonard Cohen, “Cherie” è languida e nostalgica, la conclusiva “Summer running” una ballata con un brusco e irruento bridge.
La voce di Idol è cambiata: più matura, con maggiori sfumature, in grado di cambiare registro espressivo adattandolo alle atmosfere e ai testi delle canzoni. Insomma, Billy Idol non poteva scegliere un modo migliore per ritornare sulle scene.

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