«MR. SIMPATIA - Fabri Fibra» la recensione di Rockol

Fabri Fibra - MR. SIMPATIA - la recensione

Recensione del 30 gen 2005

La recensione

Anche se ha scelto un titolo come “Mr. Simpatia”, Fabri Fibra non cerca di accattivarsi le simpatie di nessuno. Anzi, si sforza di rendersi odioso fin dal primo pezzo, “L’uomo nel mirino”, dove si dichiara completamente impazzito e allinea fantasie omicide e suicide (“se ancora non mi ammazzo è grazie al cazzo”), insulti (“io non parlo come un gay quel cazzo di Tormento”), pratiche sessuali discutibili (“mi masturbo con davanti i videoclip di Paola e Chiara”), trip e canne. Il tono non cambia granché nel resto dell’album e, tutto sommato, non dista molto dall’armamentario verbale che ha fatto la fortuna di Eminem. Le basi sono essenziali e crude, senza le concessioni pop abituali negli album rap italiani da classifica, e Fibra sa bene come incastrare in modo efficace rime e beat. Detto ciò, non è chiaro lo scopo dei suoi travasi di bile. Voglia di scandalizzare? Può darsi, ma trattandosi di una produzione indie, “Mr. Simpatia” sembra destinato a far discutere solo la cerchia non estesissima degli appassionati di hip hop italiano. Semplice tentativo di imitazione di Eminem? Improbabile, visto che Fibra bazzica la scena da diverso tempo e non dovrebbe essere così sprovveduto da pensare che serva qualcosa del genere sul mercato italiano. Sfogo da delusione amorosa? Possibile, se si prendono per buoni certi riferimenti dei testi (in “Venerdì 17”, ad esempio). Oppure può essere il semplice desiderio infantile di giocare a fare il cattivo e dire tutto quello che non si dovrebbe. Quindi, avanti con “le ragazze sono così, sono tutte molto strane, si dividono in due gruppi: le mignotte e le puttane” (in “Gonfio così”), “mi schianto con la moto mentre canto Alex Baroni” (sempre “Venerdì 17”), parolacce e bestemmie. Se l’album finisse in mano a qualche associazione di genitori preoccupati per gli attacchi alla moralità dei figli, potrebbe uscirne qualche bella polemica inutile da talk show. Purtroppo per Fabri Fibra, questo non accadrà facilmente, e il rischio di pubblica condanna sembra remoto. Molto più concreto è invece quello di ritrovarsi invischiato in qualche schifoso “lavoro in città”, come quello che lo fa arrabbiare in “Rap in vena”. Forse, Fibra vuole solo diventare famoso, ma gli serve qualcosa da offrire al grande pubblico. Il suo teatrino violento e adolescenziale non funziona, è uno spettacolo tetro e piuttosto noioso. Peccato, perché non mancano lingua sciolta e ritmo. Qualcuno gli trovi una fidanzata e qualche passaggio televisivo, che magari gli vengono anche altre idee.

(Paolo Giovanazzi)
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