«ENCORE - Eminem» la recensione di Rockol

Eminem - ENCORE - la recensione

Recensione del 12 dic 2004 a cura di Davide Poliani

La recensione

Squadra che vince non si cambia, insegna l'italica saggezza calcistica. Però annoia, alla lunga. Certo, annoia, perché non si può dire che "Encore", ideale seguito di "The Eminem Show", sia un brutto disco. La rodatissima coppiata Eminem – Dr. Dre sa bene dove metter le mani, quando si tratta di far schizzare un disco ai vertici delle chart. Ed il mercato, ancora una volta, ha dato ragione al white rapper e all'ex NWA, smaltendo qualcosa come un milione e settecentomila copie del Cd in appena dieci giorni.
Il segreto del successo è sempre quello: beat confezionati con massima cura, lo stile di Mr. Marshall in bella mostra e un solido concept (in italiano diremmo "idea di base") dietro alla produzione del disco. Non mancano, infatti, il singolo (auto)ironico di facile presa ("Just lose it"), la stoccata al sistema (la chiacchierata "Mosh"), le ospitate eccellenti (50 Cent, Nate Dogg e Obie Trice) ed il pezzo con il campionamento ad effetto (stavolta "Like toy soldiers", che cita "Toy soldiers" della "desaparecida" Martika). Insomma, cos'è che non va? Nulla, è questo il punto. In "Encore" scorre tutto liscio come l'olio, e non vi sorprenderete mai a pensare "che palle" quando lo ascolterete in palestra o in un locale, o a cambiare stazione dell'autoradio infastiditi mentre siete bloccati nel traffico, o a "skippare" le tracce sul vostro candido lettore di mp3 con la mela disegnata sopra. Ma pensate a chi di hip-hop, solitamente, è digiuno, e a chi, da buon amante della musica senza paraocchi, si è avvicinato al genere grazie (anche) a Slim (o a chi, per hip-hop, intende tutt'altra cosa). Le perplessità sorgono quando ci si accorge che il canovaccio recitato da Em in questi ultimi anni qui è rispettato alla precisione, senza sterzate o invenzioni particolari. Nulla di male, ovviamente. Ma Eminem, purtroppo o per fortuna, non è più un artista che possa rimanere confinato esclusivamente nelle sue produzioni: il genio di Marshall Mathers (sì, genio, con buona pace di chi lo vede solo come il cazzone che sputa nei panini di MacDonald o che si mostra nudo alla signora al Bancomat) è stato proprio quello di utilizzare un linguaggio - quello del rap, appunto - per arrivare là dove il rap, da solo, non sarebbe mai arrivato. E per portare la "CNN del ghetto" fuori dal ghetto ce n'è voluto, di impegno e talento. Lecito, quindi, aspettarsi che Em andasse oltre il compitino ben svolto, considerando anche la libertà della quale un artista come lui, forte dei milioni di dischi smerciati ai quattro angoli del globo, ormai gode.
E' considerando proprio il valore di Eminem come intrattenitore - uno dei maggiori, se non il più grande, oggi, sulla piazza - che "Encore" lascia perplessi: qui si ride a denti stretti, ci si emoziona con misura, ci si arrabbia con discrezione. E se Marshall fosse uno di quegli artisti che per emergere avesse avuto bisogno di stupire a tutti i costi, ci saremmo semplicemente limitati ad osservare l'esaurimento della sua vena creativa. Invece no: Eminem, ne siamo convinti, è un Artista di razza, ed è questo che lascia un po' di amaro in bocca. Forti proprio di queste convinzioni aspettiamo fiduciosi la sua prossima uscita, considerando "Encore" un bis dell'"Eminem show" chiesto da tantissimi, ma non da tutti.

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