«IL CABARET DEI GUFI - NON SPINGETE SCAPPIAMO ANCHE NOI - I Gufi» la recensione di Rockol

I Gufi - IL CABARET DEI GUFI - NON SPINGETE SCAPPIAMO ANCHE NOI - la recensione

Recensione del 10 dic 2004 a cura di Franco Zanetti

La recensione

A quarant’anni dalla fondazione del quartetto, la EMI ripubblica in versione digitale rimasterizzata tutto il proprio catalogo discografico dei Gufi. Si tratta di 140 canzoni, originariamente pubblicate dall’etichetta Columbia su album in vinile secondo questa cronologia: “Milano Canta 1”, “I Gufi cantano due secoli di Resistenza” e “Il Cabaret de ‘I Gufi’” (1965), “Milano Canta 2”, “Il teatrino de ‘I Gufi’” e “Il teatrino de ‘I Gufi’ N.2” (1966), “Il Cabaret de ‘I Gufi’ N.2”, “Il teatrino de I Gufi in TV” e “Le canzoni da: ‘Non so, no ho visto, se c’ero dormivo’” (1967), “Milano Canta 3” e “Non spingete scappiamo anche noi” (1968), “Il Cabaret de ‘I Gufi’ N.3” (1969) e “La Balilla” (1971). Ho riportato la sequenza originale perchè la scelta della EMI è stata quella di accoppiare due long playing su ogni Cd, non rispettando però (incomprensibilmente, a dire il vero) la sequenza cronologica originaria. Così “Non spingete...”, che è del 1968, è abbinato a “Il Cabaret de ‘I Gufi’” che è del 1965; “Il Cabaret de ‘I Gufi’ N.2” , che è del 1967, è abbinato a “Il teatrino de ‘I Gufi’”, che è del 1966; e via mescolando con criteri che a me appaiono abbastanza casuali e inspiegabili (nella tracklist di chiusura i dischi sono appaiati a due a due, partendo dalla prima coppia, “Il Cabaret de ‘I Gufi’” / “Non spingete, scappiamo anche noi”, così come sono abbinati sui sei Cd della collana).
Ma non sottilizziamo. Quel che conta è che quel corpus di canzoni che mescola cabaret puro e semplice e teatrino dell’assurdo, song macabre e canzoni d’impegno civile, teatro in musica e dialetto milanese ritorni fruibile e, chissà, riporti l’interesse su una formazione originale, per certi versi geniale e sicuramente all’avanguardia sui propri tempi: Nanni Svampa, Roberto Brivio, Lino Patruno e Gianni Magni (quest’ultimo prematuramente scomparso nel 1992) sono stati precursori di un certo modo di intendere la comicità, l’umorismo e la satira del quale molti sono da considerare epigoni (lo stesso Giorgio Gaber deve loro qualcosa, per non parlare di Cochi e Renato).
Mi rendo conto che sto parlando di roba di quarant’anni fa – così come di quarant’anni fa ho scritto recensendo l’ultimo disco di Enzo Jannacci – e che probabilmente al pubblico contemporaneo il nome dei Gufi non dice nulla. Ma è proprio per questo che ne scrivo: perché mi auguro che questo benemerito lavoro di riproposta non vada solo a beneficio dei nostalgici, ma chissà, occasionalmente, casualmente, non riesca anche a incuriosire ascoltatori più giovani. A volte, certo, il sense of humour goliardico dei Gufi suona datato (a proposito: i libretti contengono tutti i testi originali delle canzoni, ed è anche questo uno sforzo meritorio): ma riascoltarli riesce sempre a strappare non solo una risata, ma anche un sorriso amaro, e il pensiero che saranno anche passati quarant’anni, ma l’Italia per certe cose non è granché cambiata.

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