«HERE COME THE WARM JETS - Brian Eno» la recensione di Rockol

Brian Eno - HERE COME THE WARM JETS - la recensione

Recensione del 07 dic 2004 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Uso il titolo e la copertina del primo album solista di Brian Eno per dare conto della ripubblicazione, avvenuta nel corso delle ultime settimane, dei primi otto lavori discografici solistici, o quasi, del non-musicista più celebrato della scena internazionale. Si tratta di un’edizione graficamente accurata (i digipack, protetti da custodie in plastica trasparente, riproducono gli artwork originali delle pubblicazioni in long playing di vinile) e rispettosa della filologia – fin troppo: qualche bonus track non sarebbe dispiaciuta, soprattutto considerando che alcuni gustosi brani tratti da 45 giri (“Seven deadly finns”, “The lion sleeps tonight”...) sono ormai reperibili solo su costosi cofanetti, e in coda a un paio di questi album avrebbero trovato la loro ideale collocazione anche storica (per una discografia completa e dettagliata, vedere http://music.hyperreal.org/artists/brian_eno/).
Non vorrei farla troppo lunga dal punto di vista archivistico, ché la produzione di Eno è stata sterminata e variegatissima; comunque, gli album di cui qui riferiamo sono in effetti i suoi primi sette totalmente solistici (“Here come the warm jets, 1973; “Taking tiger mountain (By strategy), 1974; “Another green world”, 1975; “Discreet Music”, 1975; “Before and after science”, 1977; “Ambient 1: Music for Airports, 1978; “Ambient 4: On land”, 1982) e “Ambient 2: The plateaux of mirrors” (1980), accreditato a Harold Budd e Brian Eno. Cronologicamente mancherebbe all’appello “Music for films”, che è del 1978 come “Music for Airports” – ma che forse, e auspicabilmente, potrebbe andare a costituire la terza tranche di ristampe, ipoteticamente consistente in (appunto) “Music for films”, “Apollo Atmospheres & Soundtracks” (1983), “Music for Films Volume 2” e “Rarities”, questi ultimi due inclusi nel cofanetto del 1983 “Working Backwards 1983-1973”. Resterebbero fuori “Empty landscapes”, del 1981, le due collaborazioni con i Cluster e le due con Robert Fripp, l’indimenticabile e profetico “My life in the bush of ghosts” con David Byrne... ma, insomma, come si diceva, la discografia di Eno è fluviale, e l’impresa di ricostruirla dettagliatamente è di quelle che lascio volentieri ai collezionisti e ai maniaci.
Quel che mi preme sottolineare è che va salutata con un applauso la decisione di rimettere in circolazione certi dischi che permettono di ripercorrere l’itinerario serpentino e obliquo di un ricercatore musicale che ha saputo spaziare indifferentemente, e sempre con risultati almeno significativi quando non eccellenti, fra la canzonetta e la sperimentazione, fra l’elettronica e il proto-punk, fra lo sberleffo quasi satirico e la seriosità quasi intellettuale. A me, personalmente, dà maggior piacere riascoltare i dischi più (apparentemente) facili, come il debutto di “Here come the warm jets” e il successivo “Taking tiger mountain” – ma anche in “Another green world” c’è quella “I’ll come running” che ancora oggi mi fa emozionare. Rispetto e ammiro le produzioni di “arredo sonoro” della serie Ambient – ma come sarebbe bello che si ristampasse in Cd l’intera collana in dieci dischi della Obscure Records, che tuttora mi onoro di possedere in vinile! – e già pregusto la possibilità di sonorizzare qualche prossima domenica pomeriggio con “On land” in repeat sul lettore di Cd: ma per il sabato mattina tengo da parte i “dischi di canzonette”, sicuro di poterne trarre l’energia e il divertimento che già mi trasmettevano trent’anni fa.

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