«FROM A BASEMENT ON THE HILL - Elliott Smith» la recensione di Rockol

Elliott Smith - FROM A BASEMENT ON THE HILL - la recensione

Recensione del 24 ott 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Le storie belle del rock certe volte finiscono male. Quella di Elliot Smith si è arrestata tragicamente lo scorso 21 ottobre 2003, quando è stato trovato morto. L’ipotesi immediata, dato il carattere ombroso e introverso di questo cantautore dell’Oregon, fu quella del suicidio. Ma il caso è ancora aperto e ad oggi la famiglia sostiene l’ipotesi dell’omicidio.
“From a basement on the hill” è il disco a cui il cantantautore americano stava lavorando da un paio d’anni prima della scomparsa. E’ il sipario che scende (a meno di recuperi di materiale inedito vario – Jeff Buckley docet…) su una carriera musicale che per un attimo era sembrata davvero una bella storia, quasi una favola.
Era il 1998. Elliot, aveva pubblicato una manciata di dischi totalmente indipendenti e minimali. Il regista Gus Van Sant lo chiamò a comporre ed utilizzare alcune delle sue canzoni per “Good will hunting”. Una di queste venne addirittura nominata agli Oscar. La statuetta venne vinta da Celin Dion per il tema di “Titanic”, ma il timidissimo Elliot suonò durante la cerimonia di premiazione. Insomma, la classe operaia del rock che va in paradiso.
Seguirono due dischi, “XO” e “Figure 8”, pubblicati da una major, e uno più bello dell’altro: la scrittura precedentemente scarna di Smith si arricchiva di inedite orchestrazioni quasi beatlesiane.
Poi il silenzio. La lunga lavorazione di questo disco, mai terminata. E la fine della storia. Già, solo questa storia varrebbe il consiglio dell’acquisto di questo disco. Se poi vi diciamo che è pure bello? “From a basement on the hill” è tutto sommato abbastanza distante dalle ultime due prove, nel senso che è molto più scarno, o almeno più diretto: di pop orchestrale qua non c'è traccia. E’ un disco di cantautorato rock, come dimostrano ballate elettriche come “Strung out again” o la più delicata e quasi byrdsiana “A fond farewell” (che ripete, quasi profeticamente, “Questa non è la mia vita, e solo un sentito addio ad un amico”…). Non è facile capire quanto questa scarnezza e questo suono siano dovuti all’incompiutezza del disco. Ma è certo che il tormento di una lavorazione lunga, che stava tenendo Smith lontano dalle scene da più di tre anni, si sente poco. “From a basement on the hill” è una collezione di canzoni a fuoco, scritte e suonate da uno dei più bei talenti del rock indipendente emersi nella seconda metà degli anni ’90. E’ superfluo dire che ci mancherà.

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