«ANTICS - Interpol» la recensione di Rockol

Interpol - ANTICS - la recensione

Recensione del 22 set 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Bisogna diffidare delle band “di moda”. Beh, quasi sempre. Gli Interpol, per esempio. Sono dichiaratamente newyorchesi, sono “stylish” con quell’immagine minimale costruita su bianco, rosso e nero (come i White Stripes?) che domina le loro copertine. Sono pompati dalla stampa inglese e americana, che spesso li associa al revival rock (quello di Strokes, Jet, Hives & co). Loro, però, sono di un’altra pasta.
Perché è vero che sono un gruppo terribilmente “trendy", sia per come si presentano, sia per come vengono presentati dai media. Ed è vero che sono rock e retrò. Ma i loro sono dischi solidi, che lasciano il segno.
“Antics” è la loro seconda prova. Arriva a due anni da “Turn on the bright lights”, e non fa che confermare quanto di buono si era scoperto al tempo. Anzi, se possibile, lo migliora.
Quelle degli Interpol sono canzoni secche, taglienti e irregolari. Le loro radici sono piantate altrove, rispetto ai colleghi rockettari. Sono radicati nella new wave inglese (la voce è molto simile a quella di Ian Curtis dei Joy Division) e nel post-punk americano, soprattutto (ed inevitabilmente) nella scena newyorchese, quella del CBGB’s, i Television e giù di lì.
Insomma, come tanti altri gruppi giovani, gli Interpol sono derivativi. Però poi ti stupiscono con soluzioni inaspettate: con riff di chitarra che vanno avanti come dei mantra elettrici (come quello di “Not even jail” o quello di “NARC”), con rallentamenti e ripartenze (come in “Evil” e “Take you on a cruise”) o cambi di tempo repentini. Insomma, fanno una musica che è paradossalmente già sentita e imprevedibile. “Antics” è un disco ipnotico ma anche divertente, di quelli che non ti annoiano. Ascoltando le canzoni degli Interpol non si ha la sgradevole sensazione (spesso sperimentata con Strokes & co) di essere fronte a pur gradevoli esercizi di stile, ricopiature in copia carbone di modelli già sentiti. Ecco, gli Interpol sono giovani, derivativi finché volete, ma hanno personalità. E scusate se è poco…

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