«NIC-UNIC - Patty Pravo» la recensione di Rockol

Patty Pravo - NIC-UNIC - la recensione

Recensione del 02 apr 2004 a cura di Paola Maraone

La recensione

Nic come Nicoletta, Unic come unica. Da una delle nostre cantanti-icona arriva un album spiazzante, obliquo, a tratti vagamente inquietante. In poche parole si potrebbe dire che sta tra il rock e il digitale, un caleidoscopio di suoni alcuni dei quali molto all’avanguardia, altri “aggrappati” al passato (nostalgia dei Seventies?) con uno spirito nel complesso “molto giovane”. Mixato e prodotto con l’aiuto di un gruppo di musicisti ragazzini e autori romani che nulla intendono togliere alla spigolosità della “cattiva” bambola-Patty, il disco si apre con una canzone che è anche un attacco ai maschi di oggi. E fin qui passi: il punto è che è rivolta, nello specifico, a un ipotetico ragazzo di 20 anni che viene colpevolizzato e crocefisso come se ne avesse 50, e questo non è giusto. "Che uomo sei/ a vent’anni sei già stanco; ecco perché con te non mi diverto più. Che uomo sei/ non riesci a farmi ridere; ti lascerò perché non mi fai vivere”, canta l’implacabile Pravo. La reazione istintiva è: per la miseria, ma chi frequenta questa donna?
Le cose, peraltro, non migliorano con le tracce successive: “Hey you” contiene la disperante frase “Hey tu, comprami, poi consumami ed infine gettami” e anche “Hey tu, guardami, e con gli occhi tuoi poi spogliami e lasciami nuda senza pietà”. Eddai!
In “Caldo”, in compenso, “Freddo come un corpo/ quando scorre quell’astio/ come un gelo nell’anima/ Sento il tuo sguardo distante”. Benissimo. La quarta traccia, “Tender Chiara”, è un’erotica variazione sul tema, una ballata languida, morbida anche musicalmente, che racconta – finalmente – il riuscito incontro tra due amanti. Ma finisce presto: in “Candele” il ritmo sale di colpo e si torna a immagini come “Le tue mani sono/ Come due avvoltoi” e “Dei pezzettini di cuore/ Che tu mastichi piano”. Aiuto.
La protagonista di “Orient express” è una disperata superstar “dall’incedere lascivo” che entra in un bar e “ruba agli uomini il cuore e l’anima”, mentre in “Siamo sicuri che…” il tema di fondo è l’incertezza e una riflessione sul fatto che “Non si può tirare il fiato mai”. La canzone successiva, “Tristezza moderna”, si salva grazie al fatto che ha una bellissima musica e sembra una ballata folk, con l’aiuto dei Bandabardò – il testo, pur parlando di un “killer dell’umanità”, passa in secondo piano e ci lascia respirare. Piccola consolazione arriva da “Fiaba”, che racconta di “Venti di passione” e di un amore puro e limpido come l’aurora, e da “Love letters”, cover-tributo a Elvis, con la chitarra di Phil Palmer.
Secondo qualche collega recensore questo disco è molto grintoso, e mostra quanto Patty non sia per nulla infiacchita. Senz’altro questo è vero, ma per sostenere e giustificare la violenza di certi testi davvero ci vogliono musiche straordinarie. E il colpo, anche a una professionista come la bravissima Pravo, non sempre riesce: noi l’avremmo preferita più morbida e indulgente, ché così ci ha proprio spaventato un po’. Certo: quel che non strozza ingrassa, e se sopravviverete alla durezza del primo impatto il disco vi piacerà. E poi la Pravo è la Pravo, e di carattere non è né materna né accogliente. Ma qualche, anche vaghissima, apertura in più avrebbe potuto concedercela.

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