«MUSICOLOGY - Prince» la recensione di Rockol

Prince - MUSICOLOGY - la recensione

Recensione del 12 apr 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Diavolo d’un Prince. Capace di spiazzarti con le sue mosse imprevedibili, apparentemente incoerenti ma frutto di una logica artistica a suo modo assolutamente ferrea, continuamente messa alla prova dalle logiche - quelle sì- disastrose dello show business. E poi capaci di regalarti piccoli gioielli che riconciliano con la musica, mettendo da parte ogni discussione o polemica.
Prendete questo “Musicology”. La storia del disco ve l’abbiamo raccontata abbondantemente nelle news: pubblicato sul sito www.npgmusicclub.com (dove Rockol l’ha acquistato e scaricato), verrà distribuito commercialmente dalla Sony tra qualche giorno, riportando Prince a collaborare con una major dopo diverso tempo (vedi news). Facile – ed inevitabile - leggere questo disco in termini “industriali”, cercando di capire come un artista complesso come Prince si relazioni con un mondo altrettanto complesso, in crisi e continua evoluzione come quello del music-business.
Ascoltando “Musicology” il punto pare un altro, però, di natura prettamente artistica. “Musicology” è un breviario di tutti gli stili che Prince ha frequentato nel corso della sua carriera, dal funk al soul, al jazz, al rock al pop. Insomma, Prince è in quella fase nella quale passano spesso gli artisti: dopo avere sperimentato, preso strade secondarie e/o sperimentali (pensate allo strumentale “N.E.W.S.”), ritorna all’ovile, al punto di partenza, ma con l’esperienza guadagnata nel frattempo.
Prova ne è che in contemporanea Prince ha lanciato un tour americano – il primo da lungo tempo - dedicato ai suoi “Greatest hits”. Insomma, il processo è completo: Prince si è riappropriato di Prince. “Musicology” unisce il funk della title track al pop e di “Illusion, coma, pimp & circumstance” al pop di “Cinnamon girl” (che ricorda i tempi di “Raspberry beret”) alle ballate alla “A million days” e “Call my name”, al rock di “The marrying kind”. E, soprattutto, lo fa in modo diretto ed efficace, senza perdere nulla della sua capacità di scrittura e di arrangiamento strumentale, ma neanche senza strafare come succedeva in qualche momento del buono ma prolisso “The rainbow children”.
Se proprio vogliamo trovare un difetto a questo disco, eccolo: le canzoni sono tutte di altissimo livello, ma non c’è nessun capolavoro. Nessuna “Purple rain”, “Gold”, “Kiss”, “The cross”, per intenderci. Un difetto tutto sommato trascurabile, vista la caratura del repertorio di Prince: arrivare al livello di queste canzoni è arduo, anche solo avvicinarsi è una grande imprese. Altro -minimo - difetto è la completa assenza di informazioni e crediti nella versione del disco in download sul sito – quella che Rockol ha ascoltato. Una mancanza che, si può immaginare, verrà recuperata nella versione “fisica” che arriverà nei negozi. Ma d’altra parte, lo stesso Prince è stato assai avaro nel parlare di questo disco alla stampa, preferendo concentrarsi sul tour. Le poche dichiarazioni rilasciate dicono che, secondo lui, il suono di questo disco è quello della libertà derivata dall'essere un artista indipendente, che può scegliere di fare quello che vuole. Certe volte, aggiungiamo noi, troppa libertà di scelta fa male e può portare fuori strada, come spesso è capitato proprio a Prince in passsato. Ma finché il suono della libertà sarà questo, quello di "Musicology", saremo tutti contenti, e Prince per primo perché forse riuscirà a riconciliarsi con un pubblico che l'ha sempre amato ma che ogni tanto ne ha perso le tracce.

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