«O - Damien Rice» la recensione di Rockol

Damien Rice - O - la recensione

Recensione del 23 nov 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Appuntatevi questo nome, perché ne sentirete parlare. Damien Rice è irlandese, ed è uno degli “esordienti” più chiacchierati degli ultimi tempi: “0” è uscito in patria lo scorso marzo, in America la scorsa estate, ha vinto lo “Shortlist” 2003 (equivalente statunitense del Mercury Prize, che premia gli album di qualità). Viene pubblicato ora in Italia mentre la sua fama si sta diffondendo a macchia d’olio.
Chi scrive ha avuto la fortuna di vedere un suo recente concerto milanese, e ne è uscito letteralmente fulminato. Un concerto in un locale piccolo, uno dei quei concerti a cui vai quasi per caso, perché hai sentito nominare distrattamente il cantante o perché ne hai sentito distrattamente il disco. Questo era capitato: un ascolto distratto a “O”, sommerso tra le montagne di album che arrivano in redazione, un giudizio necessariamente sommario (“carino, ma assomiglia troppo a Nick Drake”). Poi il concerto: vai, stai quasi per andartene perché ti hanno dato l’orario sbagliato e inizia due ore dopo e non hai voglia di aspettare. Per fortuna rimani, e ti trovi di fronte uno che richiama gente appositamente dalla Sicilia e dall’Inghilterra. Uno che sale sul palco con la sua chitarra, insieme ad un’altra cantante, a un violino, un basso e una batteria, e ti accorgi subito, alla prima canzone, che ha IL talento. Inizi a guardarti in giro, a sentire cosa ne pensano i tuoi amici: anche qualcuno di loro è lì quasi per caso, come te, e tutti sono basiti come te. Senti Rice che canta “The blowers’ daughter” (il titolo al momento non lo sai, lo scoprirai dopo riascoltando il disco) e gli senti infilarci in mezzo una versione di “Creep” che neanche i Radiohead… Uno che ci mette una forza nell’interpretare le canzoni che neanche colleghi ben più blasonati...
Esci frastornato, e vai a riascoltarti il disco. Ecco, Damien Rice, somiglierà pure a Nick Drake (e anche un po’ a David Gray, e anche un po’ a qualcun altro). Ecco, “O” sarà pure un disco che non rende piena giustizia al suo autore, dopo che l’hai visto dal vivo. Ma, ragazzi, questo è davvero talento: canzoni scritte come Dio comanda, forse nulla di originale, ma gioielli nel loro piccolo.
La sua musica è a metà tra Nick Drake e David Gray, e le canzoni di questo disco dimostrano una capacità di scrittura notevole. Oltre alla già citata “The blowers’ daughter” , vi suggeriamo anche “Amie”, con quegli archi delicati. Nulla di nuovo, ma una perfetta colonna sonora per l’autunno. E la promessa che questo Damien Rice diventerà qualcuno di importante, ammesso che non lo sia già.

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