«NORTH - Elvis Costello» la recensione di Rockol

Elvis Costello - NORTH - la recensione

Recensione del 07 ott 2003

La recensione

Dev’esserci un neurone, nella testa sempre in fibrillazione di Elvis Costello, che lo spinge automaticamente a rispondere ad ogni mossa con un’azione compensatrice di effetto uguale e contrario. O qualcosa di simile, quantomeno: un disco di sferragliante garage-rock e subito dopo uno di raffinatissima fattura pop, uno con i distorsori in perenne saturazione e l’altro con l’orchestra impegnata nell’esecuzione di elaborate partiture. Le canzoni di questo “North”, capitolo più recente di una discografia abbondantissima e frastagliata più di un arcipelago oceanico, gli sono venute curiosamente fuori nel bel mezzo del tour di “When I was cruel” , il bell’album che lo scorso anno segnò un (temporaneo) ritorno al rock spiccio ed energetico di dischi come “This year’s model”, “Blood & chocolate” e “Brutal youth”, condito questa volta da loop percussivi e stimolanti interferenze elettroniche (il campionamento di “Un bacio è troppo poco”, reperto anni ’60 di Mina, resta un colpo da maestro). La nuova raccolta, undici canzoni (ma la title track, con classico gusto costelliano dello spiazzamento, è disponibile solo come download sul suo sito Web, utilizzando un codice di accesso incluso nella confezione del CD), esce non a caso per un’etichetta che con il mondo fatuo della musica “leggera” non ha nulla a che spartire: la gloriosa Deutsche Grammophon che il buon Elvis aveva già frequentato al fianco di Anne Sofie von Otter e che dimostra così coraggiosa volontà di apertura al mercato crossover, come oggi viene chiamato quel segmento di pop “adulto” indirizzato a consumatori over 30 e 40, lontano da preoccupazioni di classifica, di glamour e di immagine.
Un disco per “adulti”, dunque, confezionato in una copertina che dispone bene, con quella suggestiva foto in bianco e nero e il celebre marchio giallo in bella evidenza. Eppure…Da fan assidui e generalmente poco obiettivi di Costello, temiamo si tratti di un’occasione sprecata: perché alla prova di ripetuti ascolti il disco mostra un passo lento e pesante, fatica ad avvincere, incuriosire, emozionare. Peccato davvero, perché in campo c’è un dream team da stropicciarsi gli occhi dall’incredulità: c'è il fedelissimo Steve Nieve, ci sono gli archi del quartetto Brodsky, la chitarra sublime e sfuggente di Marc Ribot, i fiati dei Jazz Passengers, la Mingus Big Band e il sax del maestro Lee Konitz, la batteria di Peter Erskine. Ma il risultato è un po’ quello delle squadre sportive all-star da esibizione che faticano ad imbastire spettacolo e azioni produttive. Costello è troppo intelligente per indulgere in una mera esibizione dei suoi talenti, e infatti non è questo il problema. Se qualcosa non manca a questo disco, questo è il buon gusto, l’eleganza e l’equilibrio che sono doti naturali dell’artista. Non manca neppure la voce, che può piacere o no, ma che negli anni è migliorata e si è educata assai (a parte l’uso sempre eccessivo del vibrato). Latita, piuttosto, quel tocco di dinamismo, di leggerezza e di imprevedibilità che altre volte aveva promosso a pieni voti o quantomeno salvato le sue escursioni oltre i confini del rock. Le “Juliet letters” con il citato Brodsky Quartet, per esempio, opera non facile ma attraversata da più di un guizzo geniale e divertente; per non dire di “Painted from memory”, dove erano la levità e l’intuito melodico di Bacharach a riequilibrare opportunamente le dosi della ricetta (anche se, a posteriori, anche quel disco non manteneva le promesse di un pezzo fantastico come “God give me strenght”). In “North”, invece, le sontuose ballads di Costello sembrano avere i piedi di piombo e faticano a spiccare il volo. Poche, troppo poche le emozioni: qualche incisivo, caldo fraseggio del sax di Konitz, le belle tonalità bruno-autunnali degli arrangiamenti orchestrali, il fascino discreto di una “New York city serenade” come “I’m in the mood again”. Resta l’ammirazione per la spericolatezza di Costello, uno dei pochi esploratori rimasti nel mondo del pop. Ma l’impressione è che “North” resterà (nella peggiore delle ipotesi) un paragrafo trascurabile del tragitto di Costello, o (nella migliore) una stazione di passaggio verso una nuova fase di maturità. Cocciuto com’è, ce la farà a farsi accettare come autore “serio”: il suo sogno neanche tanto segreto.
(Alfredo Marziano)
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