«BARE - Annie Lennox» la recensione di Rockol

Annie Lennox - BARE - la recensione

Recensione del 02 lug 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Esiste una sorta di regola non scritta nell’industria discografica che vuole che in periodo estivo e pre-estivo escano solo dischi allegri, carichi, e così via… La stessa regola vorrebbe che i dischi più malinconici escano verso l’autunno. Ecco una bella eccezione a questa (presunta) regola.
“Bare” è il disco primo di materiale originale della (ex?) cantante degli Eurythmics dagli esordi come solista con “Diva” (1992); sono seguiti l’album di cover “Medusa” e la estemporanea reunion con Dave Stewart per il disco e il tour di “Peace” (1999).
Ma “Bare” è soprattutto un disco introspettivo, nudo e crudo, poco, molto poco estivo. E’ il disco di una cantante matura che affronta i fallimenti della vita, come scrive la stessa Lennox sul retro copertina, per presentare l’immagine che la ritrae sul fronte: impallidita artificialmente, invecchiata oltre immaginazione. La Lennox oltre dieci anni fa aveva annunciato una pausa dagli Eurythmics per dedicarsi alla famiglia. Da lì era nata anche la sua carriera solista. La Lennox attuale è una donna che canta il fallimento di quel progetto famigliare, che si definisce “a pezzi, ma non completamente distrutta”. E lo fa attraverso canzoni che ammiccano qua e là al passato musicale con suoni anni ’80, ma che sono sostanzialmente tristi ballate che riflettono sulle contraddizioni della condizione umana. L’emblema è “Pavement cracks”, che parte per aprirsi su piano e sintetizzatori per accogliere la voce, e poi parte in modo più ritmato e retrò, ma parla pur sempre di asfalto che si incrina. Una metafora che in altri brani è assente, spazzata via da ammissioni dirette: “Il tempo del dolore” (“The hurting time”), “Solitudine” (“Loneliness”) e così via.
Questo “Bare” è un disco bello quasi quanto la voce della Lennox, che rimane una delle più belle del panorama musicale contemporaneo. Una voce capace di colpirti al cuore con struggenti confessioni esistenziali, o di esaltarti con le ritmiche funky di “Bitter pill” con la stessa uguale forza.
“Bare” è un disco che forse non è adatto alla stagione, se si pensa che d’estate “Sole cuore amore” siano gli unici argomenti ammessi. Ma non fate l’errore di pensare solo a quale sarà il tormentone radiofonico di questo periodo, ignorando musica che magari chiede più attenzione, ma dà più soddisfazioni. Come appunto quella di questo disco.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.