«AMERICAN LIFE - Madonna» la recensione di Rockol

Madonna - AMERICAN LIFE - la recensione

Recensione del 11 apr 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Quando si tratta di Madonna è difficile parlare solo di musica. Così, recensendo “American life” (che esce nei negozi venerdì prossimo, 18 aprile), non c’è che l’imbarazzo della scelta. Da dove partiamo? Come suonano le canzoni? Cosa dice nei testi? Quale trovata avrà studiato per stupirci con i suoi pirotecnici effetti speciali?
Di quest’ultimo aspetto ne abbiamo già avuto un assaggio con il singolo, la title track. Il cui video, diretto da Jonas Akerlund, giocava pericolosamente con l’immaginario della guerra. Un immaginario, che in questi tragici giorni, è assolutamente tabù, tanto che Madonna è stata costretta a ritirarlo dalla circolazione (vedi news). Forse è proprio questo quello che voleva ottenere, far discutere – a modo suo – sulle contraddizioni dello stile di vita americano.
Questo poi è il tema centrale del disco e delle canzoni, insieme ad un paio di altre sottotrame: l’identità personale, l’identità religiosa, l’ essere figlia e l’essere madre. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, nei testi delle canzoni: le frasi ad effetto si sprecano. Da Hollywood (“Tutti vengono a Hollywood, vogliono farcela da queste parti” o ancora “Le stazioni radio suonano sempre le stesse canzoni/ sono stufa del concetto di giusto e sbagliato”), alle autocritiche di “I’m so stupid” alle difese di “Nobody knows me” (“Ho avuto così tante vite, fin da quando ero una bambina, e ora capisco quante volte sono morta. (…) nessuno mi conosce”), agli slogan di “Nothing fails” (“Non sono religiosa, ma mi sento così toccata, mi viene voglia di pregare, pregare che tu sia sempre qua”) “X-static process” (“Gesù Cristo mi proteggerai, non so chi dovrei essere, no so se deve davvero importarmi di qualcosa. Quando sei qua attorno, non so chi sono”), “Mother & father” (“C’era un tempo in cui pregavo Gesù Cristo”, c’era un tempo in cui avevo una madre, ed era bello, o madre, perché non sei qui?”).
Questo è certamente il disco più politico della cantante, o quantomeno quello più esplicito. Il punto, semmai, è che quando si tratta di Madonna (così come di Eminem, e di molti altri musicisti “mediatici”), è difficile distinguere la realtà dalla rappresentazione. Per cui, ascoltando le parole di “American life” (i testi non saranno inclusi nel CD) è difficile dire quanto vadano presi sul serio e quanto siano un modo per épatez le bourgeoises, per scandalizzare la borghesia benpensante del pop e dello spettacolo.
Musicalmente il disco è esattamente quello che si può aspettare da Madonna. Ovvero una manciata di canzoni che sono tutte potenziali singoli; canzoni terribilmente piacione, eppure che cercano di dimostrare come la sua musica sia sempre un passo avanti agli altri. Riescono in questo tentativo? Si e no. La mano dell’ormai fido produttore Mirwais certo dà un grosso contributo a fare suonare bene questi brani. E, in particolare, il francese sembra sbizzarrisi nel mixare sapientemente strumenti acustici con l’elettronica. In “Hollywood”, “I’m so stupid”, “Intervention”, “Easy ride” e soprattutto “Nothing fails”, il gioco già sperimentato in brani come “Don’t tell me” viene portato ulteriormente avanti: chitarre limpide, che poco per volta vengono manipolate e sottomesse a beat elettronici. In un solo caso, la ballata acustica “X-static process”, le chitarre rimangono in primo piano in tutto il brano. In alcuni casi altri casi le canzoni giocano chiaramente con gli anni ’80 (l’elettronica retrò di “Mother & father”, che ricorda le primissime cose della cantante). In generale, per quanto curatissimo nei suoni, il disco alla fine fa la sua figura, ma non stupisce più di tanto.
Insomma: pura Madonna, al 100%. “American life” è un disco che probabilmente non farà altro che consolidare la posizione di questa artista: brava, sicuramente. Ma furba, terribilmente furba, nello sfruttare il sistema dei media. Nessuna è come lei, e questo disco dimostra che deve ancora arrivare chi può spodestarla dal suo trono.

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