«PARIS DERNIERE VOL.3 - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - PARIS DERNIERE VOL.3 - la recensione

Recensione del 22 gen 2003

La recensione

Cosa succede se Joey Ramone si mette a rifare “What a wonderful world”? Per noi italiani abituati ad overdose di tivù, il pensiero corre alla colonna sonora della pubblicità della telefonia via cavo. In realtà la canzone è anche l’apertura di un disco interessante: “La musique de Paris Dernière III”, come si può intuire il terzo episodio di una serie che viene dalla Francia e che in Italia è distribuito da Deltadischi: Rockol aveva recensito il secondo volume alla fine della scorsa estate.
Il meccanismo è semplice e tutto fuorché nuovo: questo è un album di cover, il punto di forza è la scelta dei brani e degli interpreti. L’esperimento più divertente è la sciropposa “Baby one more time”, che scivola dalle mani e dalla voce della sensuale Britney Spears alle braccia e alla laringe (un po’ più ruvide) di Ahmet (showman e cantante Usa) e Dweezil Zappa (il cognome non è un caso di omonimia). Ma funziona anche “Can’t take my eyes off you”, il primo successo solista di Frankie Valli, qui rivisto dai maestri della chitarra Muse. “I can’t get no (satisfaction)”, capolavoro del duo Jagger-Richards, si diluisce e rallenta il battito per opera dei Devo, mentre “Hotel California” da canzone-mito degli Eagles, si sdrammatizza grazie all’intervento degli Alabama 3. Tra le altre operazioni curiose, il passaggio dalla ventennale “Billie Jean” di Michael “Jacko” Jackson, oggi caduto un po’ in disgrazia, alle mani degli impronunciabili Zimbl, Pogo, Reb e Kluge: in arte, i Bates. La palma del coraggio va agli LTNO, che reinterpretano “Boys”: appartenne a una gloria nostrana del calibro di Sabrina Salerno, che se sentisse questa versione dance ipermoderna sarebbe sicuramente contenta. Il tormentone “Voulez-vous coucher avec moi, ce soir”, che poi si intitola “Lady marmelade” e che risale al 1974, ha rivisto la gloria grazie alle All Saints nel ‘98 e qui, come un gatto, vive l’ennesima vita con i Lords of Acid. Dimenticabile, invece, la nuova versione dell’epica “Light my fire” (sì, quella di Jim Morrison), ripresa dalla formazione electro-breakbeat dei Ripley. “My way”, scritta e cantata in origine dal francese Claude Francois (1967), adattata in inglese da Paul Anka (1968), poi divenuta un classico grazie a Frank Sinatra, è qui stravolta da Sid Vicious (Sex Pistols). Tre gli “omaggi” a David Bowie, rivisitato in “Space oddity” dai Langley Schools Music Project, in “Let’s dance” dagli Atrocity e in “Un homme a disparu dans le ciel”, che cantò Gerard Palaprat nel ’71.
Globalmente, un disco encomiabile, che fa sorgere alcune domande: qual è il criterio per cui si decide di reinterpretare una canzone? La tonalità, il ritmo, l’opportunità “storica”? Affrontare un pezzo che “nasce” bello rischiando di rovinarlo non è un rischio alto, specie per gente che una sua credibilità ce l’ha? Infine: le nuove generazioni spesso non conoscono i brani originali, al punto da pensare che “Stand by me” sia di John Lennon (alcuni in mente hanno addirittura “Pregherò”, di Celentano, e solo quella) e “Tainted Love” appartenga a buon diritto all’estro dei Soft Cell o di Marilyn Manson. Invece, come tutti sanno…

(Paola Maraone)

TRACKLIST

01. What a wonderful world (Joey Ramone)
02. Can’t take my eyes off of you (Muse)
03. Baby one more time (Ahmet & Dweezil Zappa)
04. I can’t get no (satisfaction) (Devo)
05. Hotel California (Alabama 3)
06. Billie Jean (The Bates)
07. Boys (LTNO)
08. Light my fire (Ripley)
09. Lady Marmelade (Lords of Acid)
10. Tainted love (My Ruin)
11. Funky town (Treponem Pal)
12. Let’s dance (Atrocity)
13. Do ya think I’m sexy (IML)
14. My way (Sid Vicious)
15. Poupée de Cire (Wize)
16. Space oddity (The Langley Schools Music Project)
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