«NOCTURAMA - Nick Cave» la recensione di Rockol

Nick Cave - NOCTURAMA - la recensione

Recensione del 21 gen 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ un uomo dai forti contrasti, Nick Cave. La sua è una musica tenera e durissima contemporaneamente, che da sempre gioca sui chiaroscuri emozionali e musicali. Negli ultimi tempi – ovvero con gli ultimi due dischi, “The boatman’s call” e “No more shall we part” – il Nostro aveva insistito sulla sua parte più “dolce” e “cupa”, costruendo album di ballate soffuse e notturne, mistiche e sensuali, ma tralasciando almeno in parte la sua “cattiveria” musicale.
Con questo “Nocturama”, Nick Cave ha deciso di ritornare ad abitare anche i suoi lati più oscuri, le sue contraddizioni. E lo si nota fin dalla copertina: un primo piano su un accecante e luminoso fondo bianco; non male per un disco dedicato alla notte, fin dal titolo.
E questo discorso sfaccettato prosegue nella grande varietà dei temi -musicali e lirici- affrontati nel disco. Se la prima canzone, una classica ballata, recita “E’ una vita fantastica, se la trovi”, negli altri brani si parla di “Uomini morti nel mio letto”, per esempio.
“Nocturama” è, in sostanza, il disco più eterogeneo e completo del Nostro degli ultimi anni. Forse non il più bello, perché arriva dopo una sequela di capolavori. Ma certamente un disco meno coeso concettualmente; bello perché vario, se ci passate l’orribile luogo comune. Il singolo “Bring it on” è forse la canzone più vicina al pop-rock mai scritta da Cave, uno stupendo inno all’amore come salvezza (“Portami le tue paure inutili, i tuoi sogni infranti, li butterò a mare”). La conclusiva “Baby “I’m on fire” è invece una selvaggia e passionale cavalcata di 14 minuti; un brano che con la sua rabbia e, insieme all’altrettanto energica “Dead man in my bed” fa pensare alle origini di Cave, ai primi dischi. L’annunciato ritorno ai suoni degli esordi si ferma qua, a queste due canzoni, e buona parte dei brani restanti sono bellissime ballate. Per il resto “Nocturama” è infatti un album stupendamente immediato, che risente del fatto di essere stato registrato in una settimana insieme ai fidi Bad Seeds, più che mai a loro agio in una situazione del genere.
Altro sarebbe inutile dire: non che questa è una conferma, perché Cave è già uno dei più grandi. Non che è il suo capolavoro supremo, perché non lo è. Forse solo si può aggiungere che è un disco che si fa ascoltare e riascoltare, e ogni volta si scopre qualcosa di nuovo. Buone sorprese a tutti.

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