«CRUELTY WITHOUT BEAUTY - Soft Cell» la recensione di Rockol

Soft Cell - CRUELTY WITHOUT BEAUTY - la recensione

Recensione del 04 nov 2002

La recensione

Una delle conseguenze inevitabili del revival degli anni '80 è il ritorno in azione di diversi protagonisti del periodo, con risultati più o meno dignitosi; Citando in ordine sparso, Echo & the Bunnymen e i Simple Minds - anche se a formazioni decimate - sono già da qualche tempo tornati in pista, le Go-Go's hanno rialzato la saracinesca, Tony Hadley degli Spandau Ballet si accontenta di cavalcare l'onda della nostalgia, Wayne Hussey gira sia da solo che con i Mission... Con discreto tempismo ricompaiono anche i Soft Cell, che possono contare sia sull'interesse di chi c'era ai bei tempi, sia sulla curiosità delle nuove generazioni goth, potenzialmente sensibili alle sfumature morbose della musica di Marc Almond e Dave Ball. A loro favore gioca anche la prestigiosa raccomandazione di Marilyn Manson che ha recentemente ripreso l'hit più celebre del duo, l'arcinota "Tainted love" (considerato solitamente un loro pezzo, anche se si tratta della cover di un classico del northern soul del 1964, cantato da Gloria Jones). "Cruelty without beauty" dunque può trovare un proprio spazio, anche se pare improbabile che ripeta gli exploit di popolarità del passato. Ball e Almond decidono saggiamente di non cercare di allinearsi per forza ai suoni di oggi e rispolverano la loro fortunata ricetta techno-pop con qualche minimo aggiustamento. Largo quindi ai synth e a batterie platealmente "finte", che negli anni d'oro hanno fatto inorridire i rocker più intransigenti. In più, c'è l'occasionale aggiunta di una minima sezione di fiati e di un paio di voci ospiti (Chris Braide e Roland Mouret). Il nocciolo rimane l'incontro fra l'ultrapassionale Almond con i gelidi sintetizzatori di Ball, la tortuosa emotività dell'uno ingabbiata dalle geometrie impassibili del secondo. Insomma, vale ancora la formula utilizzata all'epoca di "Tainted love": il soul suonato dai Suicide (anche loro riapparsi in circolazione, per inciso). Se negli anni '80 sembrava un prototipo di pop da dopobomba, dall'incedere meccanico, oggi suona molto più umano. Detto ciò, "Cruelty without beauty" non è un rientro memorabile, ma nemmeno una replica inutile. I vecchi fan apprezzeranno il singolo "Monoculture", la torbida "Caligula Syndrome" o la cover dei Four Seasons "The night" e probabilmente andranno a recuperare il vecchio "Non stop erotic cabaret". Come faceva la canzone? Nostalgia, nostalgia canaglia...

(Paolo Giovanazzi)
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