«THE BETTER BUTTON - Mink Lungs» la recensione di Rockol

Mink Lungs - THE BETTER BUTTON - la recensione

Recensione del 02 ott 2002

La recensione

Questo disco attira innazitutto l’occhio, a partire dalla copertina. La foto leggermente sgranata e dai riflessi marrognoli che campeggia sulla facciata di questo album si offre a mille interpretazioni, soprattutto a chi non ha mai sentito parlare di questa band: un semplice concerto (anche se i vestiti fanno pensare agli anni ’50), una festa o, molto più torbidamente, un qualche rito religioso segreto. La certezza che questo gruppo ha fatto un ottimo lavoro grafico arriva con l’immagine posta sul retro, gotico americano al 100%: facce ed immagini che qui in Europa non vedremo mai, un immaginario visivo che sta tra i fratelli Cohen e il Linch di “The straight story” (“Una storia vera”).
Il pensiero immediato, vedendo questa copertina, potrebbe facilmente essere: “Se questi quattro ragazzi hanno questo gusto visivo, le loro canzoni non possono essere poi così male”. Questo disco di debutto dei Mink Lungs si presenta così fin dall’inizio nel migliore dei modi: “I sell love” è infatti una canzone fulminante, che potrebbe essere scritta dai R.E.M., ma che il quartetto sposta verso sonorità assolutamente più Lo-Fi. Un riff di chitarra molto sporco sorregge un brano fresco ed immediato che conquista al primo ascolto. Più lente e relativamente curate (le voci sembrano sempre registrate senza seconde prove) sono le seguenti “Silent sex”, “Watch yourself” e “Think of me”. Quest’ultima contiene i geni della follia che esplode nella sucessiva “Synthesizer baby”. Qui le singole personalità dei musicisti paiono cozzare senza dare un frutto definito. Le parti registrate dei singoli strumenti non vengono fuse ma sono assemblate in modo nevrotico e isterico, provocando un certo fastidio nell’ascoltatore (o almeno nel sottoscritto). I Mink Lungs vogliono stupire e, purtroppo, ci riescono in pieno componendo una canzone basata sul caos.
“Your nose lights up the dark” (che titolo!) riporta la calma con un coro che pare voler far la pace con chi li ascolta, ma che si rivela solo una pausa prima della follia di “Windhts & Lenghts” dove cinque o sei brani differenti sono stati fatti a pezzi e “reincollati” a casaccio creando un mix alquanto irritante. Una sorta di zapping musicale tutt’altro che gradevole.
Il resto dell’album ha tra i suoi punti forti le ballate “Snail”, “Blue and creme car” e “Skin or no skin”, ma l’impressione finale è che questi quattro ragazzi, nell’eccessiva furia artistica, abbiamo tralasciato troppo la forma canzone, ambiente in cui dimostrano di dare però il loro meglio. Un vero peccato, la copertina era così bella!


(Giuseppe Fabris)

TRACKLIST

01. I sell love
02. Silent sex
03. Watch yourself
04. Think of me
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