«DESTINATION - Ronan Keating» la recensione di Rockol

Ronan Keating - DESTINATION - la recensione

Recensione del 24 giu 2002

La recensione

Ha capito la formula, e non la molla. Ronan Keating, sì, proprio lui, l’ex leader dei Boyzone, ha sfornato un altro album di sunny pop inframmezzato a ballad che cercano la lacrimuccia (e probabilmente la trovano). Che altro dire di quest’album? Che è un bel lavoro, ben suonato, ben prodotto e ben cantato, con hit alla “Life is a rollercoaster” (“Come be my baby” e “Lovin’ each day”), e che contiene un numero rispettabile di pezzi ben costruiti, per carità niente di nuovo, tutti guidati da chitarra e voce, ma che faranno felici i fan del vecchio album “Ronan”. In un mondo in cui la musica è fin troppo spesso stagnante e uguale a se stessa, un disco di canzoni che almeno sono in movimento, e che funzionano, senza pretendere troppo e senza offrire nulla più di quanto hanno promesso: un album da ascoltare in macchina, adatto all’estate (e infatti esce in questo periodo), in cui Ronan Keating mostra tutto sommato una discreta maturità vocale.
Se siete amanti del pop facile-facile, compratevi “Destination”. Vi divertirà e vi farà sorridere, e del resto è impossibile immaginare Ronan triste. Lui tutto sommato sembra uno che se la gode sul serio, e ha dimostrato di avere energie sufficienti per andare avanti da solo dopo la morte (artistica) della sua boy band. Ora, a 25 anni, può quasi dirsi un cantante cresciuto. Per carità: è piuttosto chiaro che senza il suo staff non farebbe tanta strada. Però si è circondato delle persone giuste (a partire da Gregg Alexander, meglio conosciuto per i New Radicals), e questo è già sintomo di intelligenza. Qui non c’è niente che sia davvero all’altezza della wonder-hit “When you say nothing at all”, ma la media è tutta ben più che sufficiente, e il pop idol irlandese se la cava con dignità: provate a sentire “Blown away” e vi accorgerete che è vero.
Certo, se invece siete tra coloro che nella musica cercano qualcosa che torca le budella, che stravolga un po’, e che magari faccia anche pensare, lasciate perdere. Per quanto Ronan ci provi, intitolando persino un suo brano “Joy and pain” (gioia e dolore), non ci siamo. Questo disco non fa per voi. Avete sbagliato destination.


(Paola Maraone)
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