«DES VISAGES DES FIGURES - Noir Désir» la recensione di Rockol

Noir Désir - DES VISAGES DES FIGURES - la recensione

Recensione del 21 giu 2002

La recensione

Ci voleva Manu Chao per portare i Noir Desir in Italia? In fondo la band di Bordeaux suona da più di vent’anni, e noi non ne abbiamo saputo nulla fino a pochi mesi fa. Anche all’epoca dell’uscita di “Des visages, des figures”, complice la strage alle Torri Gemelle (il disco è stato pubblicato proprio l’11 settembre) questa musica diabolica e paradisiaca rischiava di passare sotto silenzio. Invece, per fortuna, grazie al singolo “Le vent nous portera” (in cui Manu Chao suona la chitarra), ora pare che sia finalmente arrivato il momento giusto per Bertrand Cantat e la sua band.
A parte il singolo di lancio del disco, che è arioso, leggero, romantico epperò con la giusta atmosfera folk-etno-combat, “Des visages, des figures” è uno dei lavori più interessanti degli ultimi mesi (anni?). E’ il disco del compimento artistico per una band che di gavetta ne ha fatta, e tanta. Animata, sembra, da uno spirito autentico e dall’amore sincero per la musica. E per la poesia: chi di voi conosce il francese si soffermi sui testi di Bertrand e ne apprezzi le affinità con grandi maestri come Rimbaud e Mallarmé. Chi non è pratico della lingua si accontenti di respirare i sussurri del bravo Cantat, per esempio nel pezzo che dà il titolo all’album, e si sforzi – se riesce – di trovare un punto debole qui dentro. A noi non è riuscito, e non è piaggeria: non è un caso, del resto, se “Des visages, des figures” è arrivato a vendere un milione e mezzo di copie in Francia. E per una volta l’apprezzamento mostrato dalle radio nostrane per “Le vent nous portera”, che non va certo in una direzione commerciale, coincide con il valore indiscutibile del pezzo.
In generale quest’album è un mosaico pressoché perfetto di suoni e parole. Qui non c’è tassello fuori posto: ogni canzone ha svolgimento compiuto, ed è in sé una piccola opera d’arte. Che si parli del rock guerriero di “Son style 1” o delle volute incertezze della rarefatta “Son style 2”, oppure dell’atmosfera ipnotica, vicina all’hip hop e alla trance di “L’enfant roi”, sembra d’intuire che “Des visages…” sia stato concepito in uno stato di grazia.
Per una volta poi la multiculturalità non è un’opinione, e l’afflato politico non è solo uno stratagemma per cavalcare le mode: provate ad ascoltare “Lost”, in cui all’alternanza di lingua (francese/inglese) corrisponde ogni volta un geniale cambio di ritmo, oppure l’epica “L’Europe” (23 minuti), manifesto del Noir Desir pensiero. Del resto Cantat è uno che non ha paura di dirla chiaramente: alla premiazione dei Grammy si è scagliato contro Jean Marie Messier, presidente della Vivendi/Universal. Che, guarda caso, è anche la casa discografica del gruppo.


(Paola Maraone)
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